Più siamo meglio è

In sociologia esiste una teoria, definita Social Network, che si basa sullo studio delle reti sociali, ossia qualsiasi tipo di relazioni che lega una persona ad un’altra e la natura del legame può essere affettiva, familiare, lavorativa, amorosa. L’interazione di due persona plasma e modifica il comportamento di entrambi. Le analisi delle reti sociali (Social Network Analysis) mirano proprio a mappare e misurare questi tipi di relazioni, spesso utilizzando i cosiddetti grafi, ossia oggetti semplici e disceti che permettono di schematizzare una grande varietà di situazioni e processi, consentendone anche l’analisi quantitativa.
Ecco un esempio di social network.

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Visto che solitamente le connessioni sono “invisibili”, la Social Network Analysis svolge un ruolo di investigatore organizzativo, mettendo allo scoperto le reti reali.

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Considerando che nel mondo siamo miliardi di persone, la domanda sorge spontanea: quanto può essere grande una rete sociale?
Sempre secondo la teoria sociologica, si considerano le dimensioni di una vera rete sociale composta da circa 150 membri. Questo numero è stato calcolato da studi di sociologia e sopratutto di antropologia, sulla dimensione massima di un villaggio. Il numero potrebbe essere una specie di limite superiore all’abilità media degli esseri umani di riconoscere dei membri e tenere traccia degli avvenimenti emotivi di tutti i membri di un gruppo. In alternativa, potrebbe essere dovuto a una questione economica, e al bisogno di individuare gli “scrocconi”, in quanto gruppi più grandi tendono a facilitare il prosperare di ingannatori e bugiardi.
In realtà, il numero dei membri della rete sociali dipende anche dal tipo di relazione emotiva instaurato con la persona, per cui più stretto è il rapporto, meno saranno i contatti facenti parte della rete. Infatti, in ambito lavorativo è più facile ricordarsi di un gran numero di persone, perchè si pensa a loro solo per le caratteristiche professionali; invece, nella sfera affettiva le relazioni saranno di meno, in quanto relazionarsi con una persona sotto molti punti di vista (sentimenti, vita privata, vita publbica, hobby, ecc) richiede l’impiego di maggiori energie mentali.
La versione di Internet delle reti sociali è una delle forme più evolute di comunicazione in rete, ed è anche un tentativo di violare la “regola dei 150”. La rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così “materializzare”, organizzare in una “mappa” consultabile, e arricchire di nuovi contatti.

Inoltre, correlata alla Social Network Analysis vi è la cosiddetta Teoria dei sei gradi di separazione, enunciata dal sociologo Stanley Milgram nel 1967, secondo cui qualunque persona sulla Terra può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze che non necessita di più di 5 intermediari.

La social network on line ha registrato il suo boom a partire dal 2003 e i siti che maggiormente la incrementano sono: Google, Friendster, Tribe.net, LinkedIn, superEva.
Siti come Facebox, che incoraggiano l’interconnessione di weblog, si avvicinano a quest’idea. Ulteriori evoluzioni sono date dalle Semantic Social Network, che interconnettono sia persone che weblog, come ad esempio StumbleUpon e Funchain.
Ma questi sono solo alcuni esempi.

Questa è l’esperienza di un ragazzo laureato in statistica ed informatica che ha trovato molto utile l’uso della teoria del social network applicata al mondo di internet.

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I più popolari talvolta sono i più lenti

Non si tratta della parafrasi di quello che è rock e di quello che è lento per Adriano Celentano. Ma si tratta dei siti WEB 2.0 di social networking.
Una ricerca USA, effettuata dall’istituto WatchMouse, che si occupa del monitoraggio di oltre cento siti grazie ai quali si possono stabilire reti sociali, ha stilato una classifica di quelli più cliccati e subito messi a disposizione da Wikipedia. Ebbene, da questa ricerca è venuto fuori che i siti più popolari sono anche i più lenti, quasi come per dire “Non importa se impiego un po’ di tempo per loggarmi e fare tutte le altre operazioni, l’importante è far parte del giro più grande”.
È Facebook a prendersi il pollice in giù, che con i suoi 58 milioni di utenti è il sito che dà maggiori problemi nelle sue applicazioni; a seguire, poi, ci sono MySpace con 217 milioni di iscritti e Orkut, con 67 milioni. Tutti questi fanno tendenza tra gli appassionati delle relazioni virtuali, ed è soprattutto per questo che li scelgono, ma fanno anche molto spazientire per i lunghi tempi di attesa.

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A proposito di questo, lo stesso istituto ha messo in evidenzia come le persone che usano i siti di social networking non amino aspettare oltre i quattro secondi dopo aver cliccato, perché poi iniziano a sbuffare e ad imprecare sulla lentezza dell’applicazione. Per non parlare poi delle reazioni di fronte alla necessità di premere il tasto “refresh”, per caricare da capo la pagina che stenta ad aprirsi. Eppure è Web 2.0, e tra le altre cose dovrebbe avere anche l’efficacia della rapidità di risposta ai comandi.
Nemmeno Twitter, ideato per i cellulari, Last.fm , Windows Live Spaces , Friendster e del.icio.us risultino esaltare molto le aspettative degli utenti. Al contrario, vincono Faceparty, che con i suoi sei milioni di navigatori affezionati, sembri non creare tempi di attesa eccezionali; se la cavano bene in questa classifica anche Tagged e aSmallWorld.

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Dunque, per gli utenti del WEB 2.0, sarebbe buona regola non accontentarsi dei “soliti” siti, ma anche andare alla ricerca di qualcosa di nuovo e magari più “fast” (questa volta senza il “web” però). Sempre per chi è curioso e ha voglia di navigare.

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