Pubblicato da: Angela | 29 marzo 2010

Un sondaggio rivela che gli italiani sono sempre meno amanti della caccia

Lo scorso gennaio il Senato ha approvato un disegno di legge che è stato spesso associato al termine “deregulation venatoria”, poiché di fatto rende più libera e legittima l’attività di caccia. Nonostante la Camera debba ancora esprimersi in merito a tale disegno, c’è stato un grande fermento di proteste, sia a livello popolare sia di associazioni ambientaliste.
In seguito a questo dissenso, Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e WWF hanno incaricato l’IPSOS di eseguire un sondaggio agli italiani relativamente la caccia e il punto di vista su quella serie di emendamenti votati dal Senato in materia. Il sondaggio ha interessato un campione di 980 persone residenti nelle 13 province italiane chiamate al voto di fine marzo.

Nel valutare l’attegiamento generale della gente nei confronti della caccia, appare evidente che ben il 70% del campione intervistato si dichiari fortemente contrario, mentre solo l’8% risulti favorevole. Il 22%, invece, preferisce non sbilanciarsi. Confrontando, poi, l’orientamento politico con quello relativo alla caccia si è visto che i contrari a questa pratica sono prevalentemente del centro sinistra.

La maggior parte del campione, inoltre, definisce la caccia come “un’inutile crudeltà, che andrebbe vietata“, e il 27% ritiene che le norme attualmente presenti per regolarla debbano essere più rigide. Il 14% pensa che la normativa vigente determini un giusto equilibrio tra la tutela faunistica e le esigenze dei cacciatori, mentre solo il 4% vorrebbe regole meno restrittive in materia.

Le opinioni popolari risultano molto chiare anche quando si chiede cosa dovrebbe fare la Camera dei Deputati in merito agli emendamenti approvati già dal Senato. Ebbene, il 14% del campione ritiene che sia necessario ripristinare il precedente “calendario” della stagione di caccia (vale a dire da settembre a gennaio), il 30% vorrebbe ridurre questo periodo da ottobre a dicembre, e il 37% approverebbe un testo con il quale si vieta completamente la caccia agli uccelli migratori. Solo il 10% degli intervistati farebbe approvare la legge proposta dal Senato.

Di fronte al prospettarsi di una serie di provvedimenti che liberalizzino la caccia, la percentuale di contrari non scende mai al di sotto del 87%, come mostra il grafico sottostante.

Coerentemente, il sondaggio mostra un’approccio positivo del campione intervistato in merito ad una serie di proposte che ridurebbero l’attività ventoria (in particolare quella legata alla limitazione del periodo di caccia da ottobre a dicembre, approvata dal 71% del campione) e che garantirebbero una fruibilità più sicura alle persone di quei luoghi dove oggi è praticata la caccia. Ad esempio, il 78% del totale vorrebbe vietare la caccia la domenica e i festivi nelle campagne e nei boschi frequentati dalla gente; ben l’86% del campione, inoltre, preferirebbe aumentare la distanza a divieto di caccia dalle case e dai principali sentieri percorsi dagli escursionisti.

Ad oggi le elezioni nelle 13 regioni italiane si sono già svolte, ma al momento del sondaggio è stato chiesto al campione indagato quanto “sarebbe stato d’accordo se i candidati alle elezioni regionali avessero proposto regole per aumentare la tutela per gli animali e per la natura“. Al di là dei colori partitici, tutti i gruppi politici in cui sono state inserite le persone intervistate hanno manifestato un ampio consenso per una maggiore tutela della fauna e dell’ambiente in generale.

Dunque, dal sondaggio IPSOS emerge senza dubbio che oggi in Italia la caccia è considerata prevalentemente un’attività non necessaria, anzi, piuttosto denigrata e disprezzata. Se in tempi passati la pratica ventoria poteva essere una delle fonti di sostentamento per l’uomo, oggi non lo è affatto, almeno nel nostro Paese! Ciò che prevale, invece, è una maggiore attenzione alle sorti degli animali selvatici (per quelli domestici la situazione di riguardo è sempre stata molto diversa) e agli equilibri ecosistemici in generale. Sicuramente negli anni si è presa maggiore consapevolezza di quanto sia importante non prescindere la propria vita da quella dell’ambiente che ci circonda (anche se questo non è immediatamente vicino a noi).
Si spera che tutto questo dia una voce in più per impedire alla Camera di approvare la “deregulation venatoria“!


(Ce la farà il giovane cinghiale trafitto da una freccia nella riserva naturale di Duna Feniglia a Orbetello. Gli uomini della Forestale lo hanno soccorso e accompagnato da un veterinario che gli ha estratto il dardo dal collo. “La ferita è superficiale” dice il medico. Ora è aperta la caccia ai bracconieriRepubblica.it)

Questo è solo uno dei pochi casi in cui si riesce a salvare la fauna selvatica, probabilmente perché si trattava di un’area protetta, grazie infatti alla presenza sul campo di personale che appositamente vigila per la tutela di animali come questo. Ma altrove c’è bisogno di ulteriori strumenti…

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