Pubblicato da: Angela | 29 settembre 2009

E’ giusto lasciare che i panda si estinguano?

Teneri, dolci, sornioni, dalla faccia simpatica e dai movimenti goffi. Queste sono le prime caratteristiche che vengono in mente quando si pensa ai panda, questi grossi orsi del Sud-Est Asiatico dalla folta pelliccia bianca e nera, che vivono in montagna nutrendosi di una grande quantità di bambù.

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Da molti anni il panda è il simbolo della lotta all’estinzione delle specie animali più fragili e a rischio sul nostro pianeta non solo per il suo “bel faccione”, ma per una serie di motivazioni ecologiche e biologiche importanti.
E’ noto che il panda ha un’alimentazione talmente specifica che non gli consente di sopravvivere in nessun altro habitat dove non ci siano piante di bambù. Per sopravvivere, infatti, ha bisogno di almeno quaranta chili di foglie di questa specie (ma non disdegna anche il fusto), che digerisce con molta lentezza, conferendo al panda una vita molto pigra e quella tipica espressione assonata rimarcata su tutti i pelouche che lo rappresentano. La sopravvivenza di questo orso è principalmente minacciata dalla grande riduzione del suo habitat per mano dell’uomo, che continua a tagliare i boschi di bambù, e in secondo luogo dalle grandi difficoltà che questa specie ha nella riproduzione. Tali animali, infatti, fanno per lo più vita individuale e le femmine sono fertili solo per due giorni all’anno, dunque vi sono grandi difficoltà perché i due partner si incontrino per procreare. A ridurre ancor di più le possibilità di sopravvivenza della specie vi è inoltre un elevato tasso di mortalità, per cui se la femmina partorisce due cuccioli, ne alleva solo uno e anche quando si tratta di un solo figlio, solo un piccolo di panda su tre riesce a raggiungere l’età adulta.

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Esistono svariati centri, soprattutto in Cina, che si occupano di panda tenendoli in cattività al fine di riuscire a farli riprodurre con successo e aumentare così, anche se di poco, il loro numero che però continua ad essere esiguo. Attualmente ci sono in totale circa 1600 individui, troppo pochi per far dichiarare la specie fuori dal rischio estinzione.
Chris Packham, famoso naturalista e conduttore di programmi sugli animali in Gran Bretagna, ha definito eccessiva l’attenzione che si ripone per la salvaguardia del panda (che a suo avviso non sarebbe stata tale se si fosse trattato di un animale meno bello e attraente), in quanto è una specie che oggi, di fronte alla natura e alle sue risorse, è troppo debole ed è destinata a soccombere. Per questo egli si chiedeva: è giusto spendere una grande quantità di denaro per far accoppiare degli animali in cattività che in realtà non potranno mai tornare veramente liberi poiché il loro habitat sta scomparendo?
Insomma, la teoria che porta avanti Mr. Packham è quella di non accanirsi per far funzionare un “meccanismo”, un tassello dell’ecosistema, che la natura stessa sta portando verso la fine. In fondo, l’estinzione è un processo implicito e necessario all’evoluzione, perché laddove viene a mancare una specie, il suo habitat e le risorse che essa utilizzava vengono sfruttate da una o più specie che vi si insediano nuovamente. E un altro ciclo riprende a funzionare.

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Se le osservazioni di Packham possono sembrare fondamentalmente giuste, bisogna però tenere conto che la causa della progressiva diminuzione dei panda non è dovuta esattamente alla selezione naturale, quanto piuttosto a quella antropica! E’ stato l’uomo, infatti, che, con le sue attività molto invasive e poco compatibili con i cicli naturali, ha deviato le sorti di una specie portandola sull’orlo del baratro. E il caso del panda è solo uno dei tanti, per non citare quelli in cui l’uomo è riuscito pienamente a cancellare la specie dal pianeta.
Qui non si tratta di “accanimento terapeutico”, come Packham definisce, aggiungendo certamente del colore, i tentativi di salvaguardia del panda, ma di ponderare concretamente il valore che questa specie ha per il suo ecosistema e per l’intero pianeta. Non è affatto facile, perché non si tratta di contare del denaro, cosa che l’uomo sa fare molto bene, né di considerare quanto l’eventuale estinzione del panda possa incidere sulla vita umana. Il cuore del problema è la visione globale, che si tratti di biodiversità o di altre problematiche, e che tutti noi spesso tendiamo a trascurare.

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Responses

  1. no i panda nn si estingeranno


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