Pubblicato da: Angela | 30 luglio 2009

Il senso del volontariato nella tendopoli

Fare volontariato in una tendopoli è un’esperienza intensa, che ti segna dentro, almeno per le persone particolarmente sensibili al dolore, al disagio e alla sofferenza umana. Questo perché si vive a stretto contatto con gente che da un giorno all’altro si è trovata a vivere in condizioni tutt’altro che confortevoli, mai sperate né immaginate prima. Si passa dal vivere da un piccolo nucleo familiare a una comunità di centinaia di persone per cui la privacy si riduce fortemente e crescono i motivi, anche futili, per i quali litigare o discutere.

Tendopoli Pagliare di Sassa (AQ)

Allo stesso tempo, però, viviere in una tendopoli significa riconoscersi tutti uguali di fronte alla stessa tragedia: il terremoto. E’ un vero e proprio senso di appartenenza ad una medesima terra colpita da sciagura, ad un popolo che ha subito uno shock iniziato con 20 terribili secondi e che ogni notte si ripercorre nei pensieri e nelle paure di quanti lo hanno vissuto. Mai più potranno dimenticare quelle sensazioni terrificanti di essere ad un passo dalla fine, lì intrappolati nelle proprie case, dove solo l’istinto e la fortuna ha permesso ai sopravvissuti di salvarsi.
Tutto questo emerge rapidamente, sin dai primi giorni che vivi con questa gente, sia attraverso i racconti, sia attraverso gli sguardi che, tra l’affollarsi dei pensieri e delle preoccupazioni, cercano vie di fuga, al di là delle tende, per ritornare magari nelle proprie case. Anzi no, pochi vogliono tornare in quegli edifici che hanno sentito così insicuri. Nella tendopoli non c’è nessuno che vuole dormire nelle vecchie stanze, perché sarebbe crudele continuare a ripercorrere l’incubo del 6 aprile…
Ecco perché nel campo ci si coordina, si fanno i turni per la cucina, per le pulizie, per i lavori di manutenzione, ecc. Tanto più il gruppo è unito, tanto più ci si dà da fare per il benessere collettivo. Nessuno resta veramente solo nel corso della giornata e in qualche modo viene coinvolto nelle attività piccole o grandi che siano. E mentre gli adulti lavorano o cercano di tenersi impegnati in qualche modo, i bambini li si incoraggia a non pensare a dove e come stanno vivendo ora, a ciò che hanno dovuto lasciare e al terrore di sentire tremare la terra sotto i piedi. Grazie alla scuola estiva i più piccoli possono giocare, sfrenarsi, dipingere, e quelli più grandi possono fare attività creative, laboratori, giochi, ecc. A volte tutti insieme si via dall’Aquila per fare una vera e propria vacanza. Purché bambini e ragazzi sentano di vivere una “certa normalità”, gli insegnanti sacrificano il proprio riposo estivo perché sperano che questa esperienza del terremoto e post-terremoto, così strana e forte allo stesso tempo, domani non si ripercuota negativamente sui loro comportamenti e sulle loro vite.
La lieve e silenziosa presenza di un volontario si inserisce in tutto questo, cercando di dare una mano laddove ce n’è bisogno, di ascoltare le persone che hanno voglia di raccontare, di abbracciare i bambini che hanno ancora più bisogno di affetto, di sorridere quando è la speranza a farsi strada tra le parole e gli sguardi.
Che nessuno dimentichi mai questa gente che ha così sofferto perché non esiste più la propria città e tante persone che la tenevano viva, e che oggi continua a soffrire…

Lesioni

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Responses

  1. Ciao Angela, la descrizione della tua Grande esperienza mi trova perfettamente conconde con alcune poche ore trascorse in una tendopoli poche settimane fa…

    E’ proprio così, tutto un dramma racchiuso in un silenzioso sguardo, che se si sa vedere dice più di tante parole e discorsi, i loro occhi mi hanno colpito: ci ho letto una paura terribile di quelle che la vita non potrà mai cancellare…ed il mio cuore l’ho lasciato lì, tra quelle tende se mai dovesse servire…

    Grazie per le tue parole Angela, grazie per quello che hai dato da dentro di te…

  2. Ti ringrazio moltissimo, Massimiliano. Mi fa piacere tu condivida i miei pensieri e il mio sentire…
    Perché queste nostre esperienze non siano vane, ma facciano crescere noi e aiutare quanti lo chiedono, tendendo le loro mani…
    Un saluto,
    Angela


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