Pubblicato da: Angela | 28 gennaio 2009

Verso una luce più pulita

Lampadine voraci
Molte delle cose che vengono fuori dalle mani dell’uomo purtroppo accrescono l’inarrestabile livello di emissioni di CO2, e fra queste c’è anche la luce prodotta dalle lampadine. La Commissione Europea ha dichiarato che l’illuminazione elettrica genera l’equivalente del 70 per cento delle emissioni gas a effetto serra del mondo!
Da dove arriva il problema? Ebbene, ci sono alcuni tipi di lampadine, quali quelle a incandescenza (le classiche lampadine col filo di tungsteno) e quelle alogene, che risultano troppo voraci di energia; inoltre, questa energia utilizzata la convertono maggiormente in calore piuttosto che in luce, che sarebbe il loro vero scopo.

lampadina

Nell’illuminazione pubblica già da vari anni si sta correndo ai ripari. Infatti, negli uffici si usano prevalentemente i tubi fluocompatti, moderatamente a basso consumo, e nelle strade si utilizzano le lampade ai vapori di sodio o quelle bianche agli ioduri metallici. L’ambito più difficile da “convertire” è l’illuminazione privata, perché tutti in casa utilizziamo ancora le lampadine tradizionali. In base alle stime dell’Unione Europea, si pensi che se si potessero eliminare le lampade domestiche a bassa efficienza energetica, si potrebbero recuperare da qui al 2015 oltre sette miliardi di euro ogni anno!

high2

Poiché si parla di grandi cifre, le due più grandi industrie di lampade a incandescenza, la Philips e la Osram, hanno dichiarato che ne interromperanno la produzione a partire dal 2015. Vari Paesi, inoltre, hanno già preso dei provvedimenti in proposito: la California ha deciso che dirà addio alle vecchie lampadine entro il 2010; Australia e Canada la seguiranno entro il 2012. Invece, in Italia la sospensione nell’uso e nella distribuzione di queste lampade avverrà dal primo gennaio 2011, con un risparmio di tre milioni di tonnellate di emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Quale soluzione?
Oggi sentiamo sempre più spesso parlare di illuminazione LED. Di cosa si tratta? L’acronimo deriva dall’inglese Light Emitting Diode, vale a dire diodo elettroluminescente e, per intenderci, sono quelle piccole ma potenti lucine si trovano nei fari delle biclette di ultima generazione (ma anche delle auto), nei flash dei cellulari, nei semafori, nelle insegne pubblicitarie, ecc. (Per un maggiore approfondimento, clicca qui) Lo scienziato americano Nick Holonyak è l’artefice del LED. Infatti, nel 1962 egli capì che per ogni watt di elettricità utilizzato, il diodo avrebbe prodotto una luce più brillante di qualsiasi altra lampadina. Si tratta, in fondo, di una “luce elettronica” ed è una tecnologia estremamente promettente, perché permette di unire la qualità, al risparmio, sia di denaro sia in termini ecologici, e alla versatilità.

red_led_x5 semaforo graffitiledbig

I vantaggi dei LED
I LED saranno molto probabilmente le luci del futuro, innanzitutto perché hanno un elevato rendimento in termini di rapporto luminosità/consumo di energia. Hanno una durata nettamente superiore a tutti gli altri tipi di lampade: basti pensare che la vita media di una lampadina a incandescenza è di 1.000/1.200 ore, contro le 50.000 ore di un LED. Inoltre, questi ultimi sono poco ingombranti, non hanno costi di manutenzione e producono una luce pulita nel vero senso del temine, in quanto non contengono componenti IR e UV. Se in passato i LED erano prodotti secondo una scala cromatica ristretta, oggi esistono davvero di tutti i colori, compreso il bianco, che probabilmente sarà il più richiesto per l’uso domestico.

audi_nuvolari_led_headlight2

solar_media_wall

I vantaggi dei diodi elettroluminescenti si comprendono davvero se raffrontati alle altre lampadine. In una scala storica ed “evolutiva”, si può dire che il XIX secolo è stato il tempo delle lampadine a incandescenza (inventate da Joseph Swan nel 1879 e migliorate da Thomas Edison nel 1881), che dissipano oltre il 95 per cento dell’energia sotto forma di calore. Il XX secolo ha visto “brillare” la lampada alogena (inventata nel 1959 da Zuber e Mosby), che sicuramente fa risparmiare tra il 30 e il 50 per cento rispetto alla lampadina classica, ma produce molto calore, per cui bisogna restare a debita distanza. Negli anni Ottanta del XX secolo, poi, è stata inventata la lampada a fluorescenza, detta anche fluocompatta, che ha buon rendimento e una “rispettabile” vita media (tra 10.000 e 20.000 ore), ma ha un tempo di accensione elevato e, cosa peggiore, emette radiazioni ad alta frequenza attorno alla lampada, tali da essere suscettibili di perturbare gravemente le persone.

plumen2 lampadina-a-fluorescenza

E il XXI secolo? E’ sicuramente il tempo dei LED, che però tardano ancora a concquistare le case della gente perché i costi di produzione sono ancora elevati. Inoltre, sia per correttezza sia per non innalzarli a divinità, bisogna dire che l’industria dei semi conduttori (che produce i LED, appunto) è molto più inquinante dell’industria della lampadina classica. Infatti, i solventi utilizzati sono molto pericolosi e certi composti, come l’inidio o il fosfuro, possono provocare anche malformazioni. Per di più, ciò che non si dice mai delle lampadine è proprio l’aspetto del riciclo: le fluocompatte contengono 5 mg di vapori di mercurio, che costituiscono un rifiuto pericoloso, ma nessuno lo sa e così la maggior parte delle persone continua a gettarle nella comune spazzatura. Analogamente, anche i LED andrebbero smaltiti con le giuste precauzioni.

faro-led led_dining_table

Una speranza a chi luce non ne ha
I tempi di rivoluzione, si sa, sono molto lunghi, e per iniziare a vedere cambiamenti significativi nelle nostre case dovranno trascorrere almeno vent’anni. Ma i diodi elettroluminescenti possono essere già adottati negli spazi pubblici, come uffici e negozi, in attesa che si diffonda sempre più la cultura della luce pulita (ma i primi esempi non tardano a venire).

torraca9

Si parla di tanti tipi di illuminazione, la più efficiente, la meno costosa, ecc, ma spesso non si pensa che più di un quarto della popolazione mondiale (1,6 miliardi di esseri umani) non ha elettricità e quindi non può godere di luci artificiali. L’Africa è il Paese più buio in questo senso, perché solo il 26 per cento dei suoi abitanti ha accesso all’elettricità. Dunque, in situazioni così esterme, l’elettricità elettronica dei LED può dare luce e anche speranza. Infatti, una ONG chiamata Light Up the World ha come sua missione l’equipaggiamento con diodi alimentati a energia solare di quei centri abitati finora sprovvisti di elettricità. Il loro prossimo obiettivo è un villaggio in Nepal. Un’iniziativa, quella di Light Up the World, che illumina la solidarietà, anche in modo ecologico.

lamp-mondo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: