Pubblicato da: Angela | 6 dicembre 2008

Monnezza e Salute: molta Miseria e poca Nobiltà (Parte II)

POSIZIONI A CONFRONTO

Gli effetti dell’esposizione ai rifiuti sulla salute umana sono da anni oggetto di ricerca in tutto il mondo. Anche se fino ad oggi i dati disponibili non sono in grado di dimostrare con certezza un nesso causale fra rifiuti e malattie, i risultati delle ricerche evidenziano una maggiore esposizione ad alcune patologie da parte di chi abita nelle zone ad alto degrado ambientale. Da qui l’esigenza condivisa della comunità scientifica internazionale di approfondire le conoscenze in materia di rifiuti e salute attraverso nuovi progetti di ricerca.
La Campania è la regione simbolo dell’emergenza rifiuti ed è qui che aziende sanitarie, enti di ricerca, istituzioni e associazioni ambientaliste concentrano i loro sforzi per fare chiarezza sul rapporto tra rifiuti e salute: se da un lato la presenza di discariche e inceneritori nei pressi dei centri abitati suscita timori tra le popolazioni residenti, dall’altro la molteplicità dei fattori coinvolti e la necessità di approfondire ulteriormente lo stato delle conoscenze invita alla cautela. Riguardo agli effetti dell’esposizione umana ai rifiuti, i ricercatori hanno spesso opinioni contrastanti e la popolazione campana, influenzata da improvvisati esperti e da campagne mediatiche allarmiste, vive una situazione di estremo disagio e di incertezza.
Ma chi ha ragione? A prescindere dal diritto di ciascuno a vivere in un ambiente integro, i cittadini della Campania devono preoccuparsi per la loro salute? E se sì, da cosa devono proteggersi?

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I RIFIUTI IN CAMPANIA: CONTRO OGNI ALLARMISMO

Dov’è il rischio?

In Campania la questione rifiuti è un’emergenza atipica: le discariche sono piene, lo smaltimento è spesso gestito in modo abusivo dalla Camorra e la raccolta differenziata non funziona. I centri abitati sono invasi dai rifiuti e i cittadini hanno iniziato a dare fuoco ai cumuli di spazzatura ammassati nelle strade. I cattivi odori, la sensazione di abbandono, il sospetto dell’occultamento di rifiuti tossici e l’assenza di interventi di bonifica hanno portato le popolazioni locali a percepire una situazione di rischio per la loro salute.
Ma quali sono le minacce sanitarie legate rifiuti?

Per dimostrare gli effetti negativi dei rifiuti sulla salute, alcuni ricercatori hanno fatto ricorso ai dati di mortalità. Nelle province di Napoli e Caserta i decessi per alcuni tipi di tumore sono più diffusi rispetto alla media nazionale, ma la mortalità generale non è superiore a quella del resto d’Italia. Fermo restando che, a prescindere dai suoi effetti sulla salute, il degrado ambientale va contrastato, è importante tenere presente che nessuna ricerca ha mai dimostrato alcuna relazione di causalità tra rifiuti e tumori o altre malattie.
Nel valutare lo stato di salute di una popolazione bisogna tenere in considerazione, oltre ai fattori ambientali, anche variabili di tipo genetico, sociale, economico e culturale.
La popolazione locale, esasperata da uno stato di abbandono indecoroso, sfiduciata nei confronti delle istituzioni e incalzata dagli allarmismi dei media ha trovato nell’Emergenza Rifiuti un canale di sfogo. Le legittime proteste dei cittadini si sono così spostate dalla difesa del diritto a vivere in un ambiente salubre alla lotta contro le autorità per la tutela della salute.
Ma qual è lo stato di salute della popolazione in Campania?

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La qualità della vita in Campania

La Campania presenta ormai da tempo una serie di svantaggi socio-demografici. La densità della popolazione è decisamente elevata, con picchi di 21.032 abitanti/km2 nella città di Napoli. Il livello medio d’istruzione è molto scarso, il grado di alfabetizzazione uno dei più bassi d’Italia e il 15 per cento della popolazione tra i 15 e i 52 anni non ha portato a termine la scuola dell’obbligo. Poco incoraggiante è anche il tasso di occupazione, il più basso a livello nazionale, che nelle Province di Napoli e Caserta si aggira attorno al 30 per cento. A tutto questo consegue una situazione economica poco florida, che inserisce la Campania tra le quattro Regioni più povere d’Italia, con il 21 per cento delle famiglie sotto la soglia di povertà.

A una situazione sociale, culturale ed economica così svantaggiosa si associano stili di vita insalubri che abbassano la qualità della vita e le condizioni di salute della popolazione campana.
La prevalenza dei fumatori in Campania, pari al 26,2 per cento, è molto più alta che nel resto d’Italia e i campani con più di 14 anni comprano mediamente 23 pacchetti di sigarette in più rispetto al resto degli italiani.

Anche le abitudini alimentari influiscono negativamente sullo stato di salute della popolazione campana. Le patologie legate a una dieta sbilanciata sono tra le più diffuse cause di malattia dei Paesi industrializzati, tra cui cardiopatie, tumori, ictus, ipertensione, obesità e diabete. Anche il ruolo di alcuni alimenti come fattori di protezione può essere decisivo: è ormai consolidato il ruolo di frutta a verdura nella prevenzione delle neoplasie.
In Campania solo l’11 per cento dichiara di consumare frutta e verdura almeno cinque volte al giorno, contro il 15 per cento del resto d’Italia. Anche la colazione è meno equilibrata rispetto alla media nazionale: il 72 per cento dei cittadini campani rispetta questa raccomandazione, contro il 79 per cento degli italiani.
Le cattive abitudini alimentari della popolazione campana sono confermate dai dati sui valori di obesità e sovrappeso: gli obesi sono l’1-2 per cento in più rispetto al resto d’Italia, mentre gli uomini e le donne in sovrappeso superano la media nazionale di 5 punti percentuali.
Ad aggravare la situazione contribuisce la scarsa diffusione dell’attività fisica. Solo il 22-26 per cento dei campani svolge attività fisica regolare, contro il 29-30 per cento degli italiani. Il 40 per cento dei cittadini della Campania dichiara di condurre una vita sedentaria, sviluppando anche in questo caso meno fattori protettivi rispetto al resto degli italiani.
Scarsa attenzione alla prevenzione si registra anche nel ricorso agli screening. Solo il 36 per cento delle donne campane sopra i 40 anni si è sottoposta a mammografia e solo il 45 per cento al Pap-test, valori decisamente inferiori alla media nazionale.

Nonostante i fattori negativi sopra descritti, la speranza di vita della popolazione campana, sebbene inferiore rispetto al resto d’Italia, è in netta crescita. Nelle Province di Napoli e Caserta, le più colpite dall’emergenza rifiuti, si registra un aumento della speranza di vita decisamente superiore rispetto all’incremento nazionale.

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Anche la mortalità infantile è in forte calo, pur rimanendo anch’essa al di sopra della media nazionale.

La mortalità in Campania

L’eccesso di mortalità in Campania si registra soprattutto nelle Province di Napoli e Caserta, mentre nelle altre Province la mortalità è di gran lunga inferiore rispetto al resto d’Italia.
Le cause che spiegano quest’evidenza sono soprattutto le malattie cardiovascolari e due tipi di tumore: quello del fegato e quello del polmone.
I fattori di rischio per queste patologie sono noti e sono legati al fumo, attivo e passivo, all’inquinamento da traffico, alla diffusione dell’epatite virale B e C e allo stile di vita in genere (alimentazione e attività fisica).

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I rifiuti per strada causano cattivi odori, senso di frustrazione e rabbia, ma non causano tumori. La mortalità per alcuni tipi di cancro è più diffusa nelle Province a maggior degrado della Campania, ma è dovuta a fattori noti legati allo stile di vita e non all’esposizione ai rifiuti. I dati confermano anche che la mortalità è in diminuzione ovunque.
Questo non preclude ai cittadini il diritto ad un ambiente sano e non inquinato, e non rimuove la necessità di una politica in grado di risolvere definitivamente la questione rifiuti.

Una delle preoccupazioni più diffuse tra la popolazione campana riguarda un possibile aumento delle malformazioni alla nascita, ma in base a quanto rilevato dal Registro delle malformazioni congenite, la Campania ha una frequenza di queste patologie inferiore all’Italia e al resto d’Europa. A prescindere poi dai confronti con le altre popolazioni, in Campania si registra una complessiva riduzione delle malformazioni congenite, sia nel tempo, sia nello spazio.

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Anche le malattie infettive non registrano un aumento e sono nella maggior parte dei casi meno diffuse rispetto al resto d’Italia. È il caso di salmonellosi non tifoidea, diarrea infettiva e, tra le malattie trasmesse dagli animali, di leptospirosi, leishmaniosi, salmonellosi, rickettsiosi e scabbia.

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Uno dei maggiori timori legati all’esposizione ai rifiuti è l’aumento del rischio di malattie tumorali. Le analisi dei dati di incidenza dei registri sui tumori campani non evidenziano però alcun aumento attribuibile all’inquinamento ambientale. I dati sull’andamento dei tumori in Italia mostrano anzi una maggiore frequenza al Nord rispetto al Centro e al Sud.

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Gli unici tumori ad avere un’incidenza significativamente maggiore in Campania rispetto al resto d’Italia sono quelli ai polmoni e al fegato, entrambi attribuibili a fattori indipendenti dall’esposizione ai rifiuti ed entrambi, comunque in diminuzione. La diffusione del tumore ai polmoni si spiega con l’elevato numero di fumatori e il tumore al fegato con l’alta prevalenza di epatite virale B e C.
In generale possiamo quindi dire che la prevenzione del cancro in Campania dovrebbe concentrarsi sul fumo, sulla dieta e sulle infezioni da virus di epatite B e C.

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Cosa dicono le ricerche?

I dati ad oggi disponibili non mostrano alcuna connessione tra esposizione ai rifiuti e rischi per la salute. Secondo un’indagine promossa dall’OMS-Europa nel 2007, “le evidenze non sono sufficienti a determinare una relazione di causalità”.
Anche Pietro Comba, del Reparto di Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Superiore di Sanità di Napoli, concorda nella non causalità dei due fenomeni. “Occorre identificare alternative plausibili da testare in modo rigoroso”, spiega lo scienziato, “tenendo presente la multifattorialità dell’eziologia degli esiti in esame e la possibile sinergia giocata dai differenti fattori di rischio”.

A prescindere dall’evidenza delle ricerche, rimane il fatto che l’abbandono della spazzatura per le strade e il contatto della popolazione con i rifiuti deve essere risolto. “Su questo né si discute, né si negozia”, dichiara Donato Greco, membro del Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania. “E’ importante recuperare quella responsabilità individuale e collettiva” continua lo studioso, “requisito indispensabile per l’identificazione di soluzioni efficaci ai problemi ambientali e di salute della popolazione campana”.

Le istituzioni e i cittadini devono promuovere la riduzione della produzione di rifiuti, la differenziazione, il riuso, il riciclo, l’incenerimento con riutilizzo di energia e lo smaltimento legale. Nella lotta all’emergenza rifiuti qualunque tipo di allarmismo è dannoso oltre che completamente inutile, perché il diritto ad un ambiente salubre è indiscutibile a prescindere dai rischi per la salute.

COME MIGLIORARE LA SITUAZIONE ATTUALE

Nonostante l’interesse dei media sembri negli ultimi tempi diminuito, i problemi legati all’emergenza rifiuti in Campania persistono ancora.
La mancanza di attuali certezze scientifiche obbliga non solo, nel rispetto del principio di precauzione, ad una particolare prudenza nelle decisioni di gestione, ma anche ad un maggiore approfondimento del problema che faccia chiarezza sul rapporto rifiuti-salute.
Per questo motivo è indispensabile:
• Recuperare quella responsabilità individuale e collettiva indispensabile per un rapido rientro alla normalità.
• Garantire la partecipazione dei cittadini, al fine di ridurre la produzione dei rifiuti, di favorire la differenziazione e i conseguenti riuso, riciclo e il corretto smaltimento dei rifiuti residui come modello di sviluppo sostenibile.
• Intensificare gli studi e le ricerche per ampliare le conoscenze sulle strategie di mitigazione ambientale e per stabilire il livello reale di rischio associato ai siti di smaltimento dei rifiuti.
• Ascoltare le necessità delle popolazioni coinvolte nel disagio e prendere in considerazione negli atti decisori anche gli effetti avversi apparentemente meno gravi, quali rumori, cattivi odori, stress, ecc.
• Intensificare la comunicazione e le attività partecipatorie in senso ampio per promuovere l’autonomia della comunità e costruire consensi.

A. P.
A. T.

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