Pubblicato da: Angela | 27 ottobre 2008

Ecomostri: una campagna di denuncia collettiva

Dall’inizio di ottobre Ecoradio, Repubblica.it e Legambiente hanno dato il via ad una campagna collettiva di denuncia dei cosiddetti “ecomostri”. Si tratta di scempi edilizi costruiti in aree paesaggisticamente rilevanti, di abusi edilizi in corso oppure arrestati ed abbandonati, di cementificazioni dannose per l’uomo e per la natura!


Da notare il cambiamento di colore della chioma del pino secolare, ormai secco, come conseguenza della costruizione dei garage sotterranei.

C’è da rilevare che la gente ha aderito molto attivamente a questa iniziativa, chiamata “Hai visto un ecomostro?”, pronta e motivata nel voler “fare qualcosa” per il prioprio territorio, agire nei confronti di situazioni in stallo da anni o decenni, ma anche di abusivismi che stanno nascendo ora. E’ questa una piaga che affligge da molto tempo il nostro “bel paese”.


Villaggio Coppola – Castel Volturno (CE)


Albergo Alimuri – Vico Equense (NA)


Punta Grande, Porto Empedocle (AG)

Per contribuire basta mandare delle foto, possibilmente arricchite da didascalie, all’indirizzo e-mail ecomostri@ecoradio.it.
Sono tanti i casi in cui le compagnie edilizie, protette da forze politiche di rilievo, danno vita in modo rapido e silente a questi mostri di ferro e cemento. Riuscire a tirarli giù non è affatto facile, perché bisogna combattare contro i lunghi processi giudiziari, che se riescono ad emettere una sentenza definitiva è già una grande vittoria. E così scorre il tempo, i palazzi fatiscenti si logorano, si verificano crolli e magari la gente inzia a temere per la propria incolumità passando nei pressi di queste strutture che talvolta sorgono nel bel mezzo dei centri abitati.


Ecomostro sul lungomare di Castellammare di Stabia (NA)

Su di una sezione del sito di Legambiente, chiamata proprio ecomostri.it, ci sono numerosi esempi degli scempi che imbruttiscono il nostro paese, corredati da tanto di cronistoria e, in alcuni casi, dalla celebrazione della “ecovittoria”.
Il caso più eclatante e recente è quello di Punta Perotti, a Bari: un complesso edile di quattro palazzi con almeno tredici piani ognuno, sorto nel 1995 ad appena 300 metri dal mare.


Ecomostro di Punta Perotti (BA) prima dell’aprile 2006

Il suo impatto visivo sul lungomare barese era così imponente tanto da farlo definire la “saracinesca di Bari”. Ebbene, si, ERA! Nell’aprile del 2006 è stato fatto saltare e, anche se la città si è riempita di polvere, i 300 mila metri cubi di cemento abbattuti hanno lasciato respirare la gente finalmente soddisfatta per questa azione! Un gran bel lieto fine che dimostra come, nonostante mille difficoltà, si possano raggiungere gli effetti auspicati.
La speranza di questa campagna è innanzi tutto di dare una voce di protesta al silenzioso abusivismo italiano, e, magari, spronare le autorità compententi e i soggetti interessati a prendere i provvedimenti necessari.
E’ importante far sentire la propria voce ed esercitare il diritto alla partecipazione in quanto cittadini. Per questo cerchiamo di utilizzare questo strumento per “abbattere” anche i nostri ecomostri!

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Responses

  1. Io voglio porre l’attenzione sul disastro dei parcheggi sotterranei, non solo costruiti in anni di lavoro non motivato, spesso tenendo bloccati gli spazi sino a 18 mesi prima ancora di iniziare i lavori. Ma poi, piazze antiche, belle, vere, vengono snaturate, con grate dappertutto, rampe cololossali per Tir.

  2. Ciao Alfredo,
    grazie per aver citato una questione probabilmente poco discussa perché “più invisibile” rispetto ai consueti ecomostri, visto che si tratta di parcheggi sotterranei, in particolare!
    Non so in che città abiti, ma l’incuria umana e la cattiva educazione verso il proprio ambiente urbano è davvero tanta un po’ dappertutto!
    Angela

  3. Mio Dio sconvolgente il tuo articolo è del 2008 ma è sempre attualissimo, bisogna fare qualcosa!!!

  4. Penso che ognuno di noi possa fare qualcosa per migliorare il rispetto delle regole e dell’ambiente urbano partendo dal proprio “piccolo giardino”. Anche se non sempre facile, bisognerebbe denunciare gli illeciti, a partire da quelli intorno a noi, piccoli che siano!
    Angela


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