Pubblicato da: Angela | 16 giugno 2008

FATALITÀ VS CASUALITÀ 1:1, PALLA AL CENTRO

Sarà capitato a tutti di ascoltare una storia analoga a questa. Un’anziana signora (ipoteticamente nostra nonna) va a trovare la sua vicina di casa. Le due parlano del più e del meno, quando ad un certo punto viene fuori un discorso: “Hai sentito di quel povero ragazzo! Aveva preso un giorno di ferie apposta per aiutare suo padre nei lavori della casa nuova. Erano fuori quando all’improvviso cade un fulmine dal cielo e uccide sul colpo il ragazzo! Poverino! Era proprio destino!”
Ora immaginate di essere al posto dell’amica della nostra anziana signora. Siete proprio sicuri che quello che è successo al ragazzo “era destino”?

Solitamente le opinioni di questo genere si dividono un due: i fatalisti e i casualisti. Per i primi il ragazzo, prendendosi il giorno di ferie, non ha fatto altro che andare in contro al suo destino. Tutto era già stato scritto, potrebbe dire qualcuno. Per i secondi, invece, prevale il dato di fatto: nonostante la probabilità che un fulmine cada in un qualsiasi punto sia molto bassa (visto che comunemente il fenomeno è considerato raro, ma in realtà non lo è tanto quanto lo immaginiamo), essa esiste. Dunque, che la posizione del ragazzo coincideva con il punto di caduta del fulmine non era calcolabile, né prevedibile; perciò l’evento è assolutamente casuale.
Chi ha ragione? La risposta a questa domanda non c’è, nemmeno nell’ipotesi di sovvertire il finale della storia. Se il fulmine fosse caduto ad un passo di distanza dal ragazzo, si sarebbe salvato. In questo caso i fatalisti avrebbero detto che il giovane era destinato a vivere (magari qualche persona a lui più vicina avrebbe anche ricordato altri episodi passati in cui il “buon fato” lo aveva salvato), mentre i casualisti sarebbero di nuovo tornati alle loro probabilità, forse esclamando: che fortuna che ha avuto!
Dunque, in qual si voglia modo, hanno sempre ragione tutti e due e nessuno allo stesso tempo.
Ma nel frattempo un fatalista e un casualista hanno iniziato un’altra discussione, senza venirne a capo per l’uno e per l’altro. Nessuno dei due cede alla propria opinione, e fanno bene! L’importante è essere consapevoli che nelle situazioni non esiste solo il fato o solo il caso (i due potrebbero essere parenti??) al quale imputare sempre ciò che accade di poco chiaro e inspiegabile, ma anche l’uomo in fondo ci mette del suo.

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Responses

  1. in realtà la risposta c’è:
    ad avere ragione sono i credenti del destino, perchè se avessimo una potenza di calcolo necessaria potremmo prevedere qualunque evento sulla terra, ma poichè la natura non ci ha dotati di questa dote, poichè la natura ci ha resi cechi, non possiamo fare altro che credere alla superstizione della casualità. Per fare un esempio concreto, immaginate di lanciare un dado, la faccia rivolta verso l’alto non sarà un risultato casuale, bensi sarà il risultato della forza impiegata nel lancio, dell’angolazione e della geometria di tutto il sistema. Con questo intendo dire che se quel ragazzo avesse avuto la possibilità di vedere e calcolare l’intensità delle forze elettrostatiche di quel giorno, avrebbe potuto prevedere l’evento del fulmine, e quindi avrebbe fatto in modo da non essere colpito. Ergo il caso non esiste, ma la nostra incapacità di prevedere gli eventi ci fa credere nella sua esistenza.

  2. Ciao!
    Concordo sul fatto che poiché noi uomini non possiamo prevedere tutti gli eventi che ci circondano, imputiamo al “caso” tutto ciò a cui non sappiamo dare una spiegazione scientifica concreta e coerente.
    Invece, non penso la disputa la vincano i sostenitori del “destino” (ma attenzione, nemmeno quelli del caso), perché questa parola, nel senso che la intendo io, racchiude in sé storia, tradizioni, credenze, fede, attitudini sociali e altro ancora. E si sa che tutti questi elementi variano da popolo a popolo… E’ un pò come dire: “quale religione al mondo è la migliore da seguire?”. Ebbene, non c’è risposta a questa domanda, perché ognuno valuterebbe e sceglierebbe a modo suo. Quindi anche il destino è figlio dell’incapacità umana di spiegare alcuni perché.
    Ecco perché ritengo che “fatalità” e “casualità” siano due modi diversi per esprimere le stesse incertezze. Il risultato dunque è la parità, 1-1. 🙂
    Contenta di sapere diversamente da me 🙂
    Ciao.


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