Pubblicato da: Angela | 15 giugno 2008

RIVOGLIO IN VITA IL MIO GATTO!

Cosa provereste se un giorno, sfogliando la vostra rivista preferita, trovaste una pubblicità con lo slogan: “Non sopportate l’idea che il vostro fedele amico a quattro zampe un giorno vi lascerà? Non temete, la nostra azienda sarà in grado di clonarlo!”. Apparentemente potrebbe sembrare una pubblicità troppo futuristica, ma in fondo, allo stato attuale della scienza e della ricerca sulla clonazione animale, non siamo poi così lontani da questo tipo di propaganda.
Ormai sono trascorsi molti anni da quando negli Stati Uniti, più precisamente in Texas, è stato clonato il primo animale da compagnia. Copycat, questo il nome della gattina (per brevità definita anche CC, ovvero “Carbon Copy”), è nata nel dicembre del 2001 con la tecnica del trasferimento nucleare.

Nonostante Copycat fosse geneticamente identica, non aveva gli stessi colori del mantello della madre (o meglio dire della sorella gemella?). Questo dettaglio, che dimostra il limite dell’uomo nel controllare fino in fondo la tecnica, non aveva grande rilievo per l’azienda “Genetic Saving & Clone” coinvolta nell’operazione, che da quel momento aveva iniziato a prendere ordinazioni da tutto il mondo. Le persone dovevano essenzialmente essere disposte a spendere circa 250 mila dollari per la clonazione, ed avere un amore tanto cieco per il proprio animale da volerlo quasi “resuscitare”.
Il vero problema sta proprio nel significato che si dà al termine clonazione. Questo nuovo tipo di mercato funziona perché illude le persone di poter riavere il proprio animale cui erano tanto affezionati, una speculazione sui sentimenti, insomma. La sua copia esatta, sì, certo, ma il comportamento, il temperamento? Come si fa a garantire che il clone di Fido avrà la sua stessa personalità? Missione impossibile, perché essa è data non solo dalle informazioni scritte nei geni, ma anche da un insieme di fattori esterni, quali l’imprinting, l’ambiente di crescita, l’allevamento della madre prima, e quello del proprietario poi. Dunque, due cloni non saranno mai perfettamente identici. In fondo, che senso avrebbe amare un animale come se lo si conoscesse già, come se appartenesse ad un’altra vita, ormai finita. Ogni individuo è unico e questa unicità dovrebbe riflettersi nell’apprezzarne pregi e difetti.
Eppure ricchi milionari hanno scelto di clonare il proprio gatto piuttosto che comprarsi una barca o una nuova macchina di lusso. In altre parole, per loro un capriccio come un altro. La gente comune, invece, avrebbe preferito utilizzare quei soldi magari per sfamare moltissimi gatti o cani randagi, creare nuove strutture per ospitarli o migliorare quelle già esistenti.
Nonostante la Genetic Saving & Clone sia fallita qualche anno fa a causa delle poche richieste di clonazione, il mercato è ancora attivo in tutto il mondo e il servizio di conservazione del DNA sta spopolando, soprattutto attraverso i siti internet (uno per tutti, “perpetuate“). Ad oggi la clonazione animale per fini riproduttivi non è ancora un “bene comune”, ma un giorno forse potremo andare a prendere il nostro “nuovo” cucciolo in un laboratorio e non più al canile!

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Responses

  1. Che cose raccapriccianti! Ma dov’è finito il piacere della scoperta? Imparare a conoscere il proprio animale giorno dopo giorno, scoprendone pregi e difetti, imparando ad amarlo per la sua unicità. Io ho perso il mio amato gatto anni fa ma niente potrà ridarmelo, neanche un suo ipotetico clone (sarebbe comunque un’altro e non LUI!!) e l’unica cosa da fare sarebbe dare il proprio amore ad un povero animale abbandonato in qualche gattile/canile e non, come hai ben detto, crearne uno in laboratorio!

  2. Ciao Diana!
    La penso esattamente come te… Ho scritto questo post proprio per portare a conoscenza un mercato silente, non alla portata di tutti, ma che comunque esiste…
    Mentre i milionari cercano sempre nuovi modi di superare i limiti, ai “comuni mortali” restano i vecchi problemi… sempre più difficili da risolvere.
    Saluti, Angela.


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