Pubblicato da: Angela | 7 luglio 2017

Evento Intramontes “Pennellate di luce con le lucciole”

In occasione de “La Notte delle Lucciole” organizzata per il 22 luglio 2017 dall’UTCB di Isernia presso la Riserva Naturale Orientata di Montedimezzo, Vastogirardi (IS), l’APS INTRAMONTES collabora all’evento proponendo due interventi didattico-scientifici, uno sul “canto” dei pipistrelli ed uno sul ruolo degli insetti quali indicatori ecologici, dalle 20 alle 22 circa, ed una uscita fotografica notturna dal nome “Pennellate di Luce con le Lucciole”. Vi sarà inoltre un’esibizione musicale dal vivo “La musica delle stelle” a cura di Giulia Maselli (voce) e Eugenio Auciello (chitarra) ed un piccolo rinfresco offerto dalle proloco locali. L’ingresso sarà gratuito e durante tutta le serata sarà possibile immortalare le meraviglie della natura di notte. Per maggiori informazioni: info@intramontes.it

Pennellate di luce con le lucciole

Pubblicato da: Angela | 1 giugno 2017

A passo lento… tra i tesori dell’Orso

Vi aspettiamo Domenica 4 Giugno ad Anversa degli Abruzzi, per un evento dedicato all’Orso bruno marsicano e al suo habitat.

A passo lento... tra i tesori dell'Orso - 4 Giugno 2017

Pubblicato da: Angela | 16 maggio 2017

BioBlitz 2017 Alto Molise

L’Associazione Intramontes, insieme a numerosi partner, organizza il BioBlitz 2017 Alto Molise i prossimi 26 e 27 Maggio 2017, a Vastogirardi (IS), in località Campolongo.

Locandina-BioBlitz-2017-Alto-Molise

Per maggiori informazioni e per prenotazioni, contattare:

Associazione Intramontes

https://www.facebook.com/intramontes.it/

info@intramontes.it

Dal 22 al 25 Maggio 2017 l’Associazione Intramontes, insieme a numerosi partner, organizza un ciclo di seminari itineranti, dal titolo “Pillole di Biodiversità”, nel territorio della Riserva MAB Collemeluccio-Montedimezzo Alto Molise.

Locandina-Pillole-di-Biodiversità

Per maggiori informazioni:

Associazione Intramontes

https://www.facebook.com/intramontes.it/

info@intramontes.it

Pubblicato da: Angela | 25 aprile 2017

BioBlitz 2017 Alto Molise

Vi aspettiamo numerosi!

Save the Date BioBlitz 2017 Alto Molise

In un’epoca in cui la crisi materiale e culturale affolla le città e svuota i piccoli paesi, per le comunità che vivono nelle aree interne montane è sempre più difficile trovare gli stimoli giusti per riaffermare il senso di identità e quel bagaglio culturale che spesso è eroso da un lento e inesorabile spopolamento. Per quei borghi di poche centinaia di anime, una delle ricchezze su cui poter contare è costituita dagli ambienti naturali, talvolta selvaggi, ma preziosi per la vita delle specie che li popolano e il benessere delle persone che, a vario modo, se ne avvantaggiano.

Orso marsicano su ramno

Orso marsicano su ramno

Ogni angolo montano d’Italia potrebbe raccontare una storia del genere, ma qui si vuole evidenziare una porzione di Appennino Centrale a cavallo del versante molisano del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), dove una delle risorse naturali ancora inespresse è l’orso bruno marsicano, simbolo e testimone della salubrità di ecosistemi montani di grande valore ecologico. È noto che l’orso bruno marsicano sia una sottospecie (di orso bruno) fragile, perché è costituita da una popolazione di soli 50-60 individui e per questo dichiarata a forte rischio di estinzione dall’IUCN. L’Associazione Salviamo l’Orso dal 2012 opera per supportare enti e istituzioni preposte alla conservazione dell’orso mediante azioni concrete e per mitigare i conflitti che talvolta si verificano tra l’uomo e l’orso, soprattutto nei territori di nuova espansione della popolazione ursina – grande obiettivo di salvaguardia è quello di agevolare la colonizzazione di territori al di là dalla sua core area, vale a dire il PNALM – specialmente fuori dalle aree protette. E come fare se non grazie all’aiuto delle comunità locali?

Generazioni, insieme, per l’orso!” è un progetto che Salviamo l’Orso ha ideato proprio per coinvolgere tutte le fasce generazionali di un’area particolarmente fragile per creare momenti di condivisione, scambio, crescita culturale e lavoro volontario su azioni concrete finalizzate a ridurre i conflitti uomo-orso, partendo dal paese di Pizzone per estendersi ai comuni limitrofi, frequentati dall’orso, fuori e dentro il PNALM. Tale progetto è stato candidato al bando nazionale Aviva Community Fund Italia, alla sezione Insieme per il territorio, per ottenere un finanziamento utile a coinvolgere le comunità locali con cui operare per installare, ad esempio, recinzioni elettrificate e mettere così in sicurezza apiari e piccoli allevamenti; effettuare potature agli alberi da frutto fuori dai borghi, quale fonte alimentare per l’orso, per aumentarne la produttività; installare cartelli stradali per sensibilizzare le persone ad una guida cauta per se stessi e per la fauna selvatica; realizzare molteplici attività culturali, educative e laboratoriali, fruendo di luoghi naturali di pregio e del Museo dell’Orso di Pizzone, per accrescere la consapevolezza in giovani, adulti e anziani al rispetto per l’orso e alla sua tutela, affinché questo animale sia riconosciuto come una grande risorsa per tutti.

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“Per realizzare questo, vale a dire per migliorare la convivenza tra uomo e orso, c’è bisogno dell’aiuto di tutti” – dichiara l’Associazione Salviamo l’Orso – “perciò è importate sostenere l’iniziativa registrandosi al sito web e votando il progetto al seguente link entro il 30 marzo 2017”:

banner-dell-aviva-community-fund-300x250https://community-fund-italia.aviva.com/voting/progetto/schedaprogetto/16-1018

“Di una cosa siamo convinti: agire culturalmente accresce l’efficacia delle azioni di conservazione per l’orso più raro del mondo!”

 Associazione Salviamo l’Orso Onlus

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Ciao!

Vorrei chiederti di sostenere il progetto che l’Associazione Salviamo l’Orso – di cui faccio parte – ha candidato per il bando Aviva Community Fund Italia. Per realizzarlo ha bisogno di essere sostenuto da quante più persone possibili ritengono valido il progetto! Più voti riceve, maggiore sarà la probabilità di arrivare alla fase finale!

Generazioni, insieme, per l’orso!” è il titolo del progetto, che ha l’obiettivo di diffondere le migliori pratiche di convivenza con l’orso bruno marsicano mediante la collaborazione di tutte le fasce generazionali dei territori molisani dentro e fuori dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Di una cosa siamo convinti: agire culturalmente accresce l’efficacia delle azioni di conservazione per l’orso più raro del mondo!

Orso marsicano su ramno

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COME VOTARE:

  1. Registrati sul sito web di Aviva Community Fund Italia, seguendo questo link: www.avivacommunityfund.it
  2. Clicca qui, https://community-fund-italia.aviva.com/voting/progetto/schedaprogetto/16-1018, dove trovi il progetto di Salviamo l’Orso.
  3. VOTA E FAI VOTARE! Puoi assegnare fino a dieci voti per il progetto.

banner-dell-aviva-community-fund-300x250  licona-dell-aviva-community-fund

 

Per favore, diffondi il più possibile ai tuoi contatti questo appello a votare il progetto, perché c’è bisogno dell’aiuto di tutti per migliorare la convivenza tra l’uomo e l’orso!

Grazie per il tuo prezioso sostegno!

Angela e Salviamo l’Orso!

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Pubblicato da: Angela | 1 marzo 2017

Storia di attese ripagate

di Angela Tavone

Uno sguardo di speranza volge verso i circhi glaciali. Questi sono così lontani dal punto di osservazione eppure provocano una sensazione confortevole, di chi è al sicuro e sa che molto probabilmente, dopo lunghe attese, da lì potrà godere uno spettacolo straordinario.

È questo ciò che ho personalmente provato alla mia prima partecipazione al monitoraggio delle femmine di orso con cuccioli, organizzata dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, alla quale hanno accesso, oltre al personale di aree protette, i volontari regolarmente iscritti e che hanno seguito il corso di formazione organizzato dall’Ente Parco.

Il monitoraggio consiste nel prendere posto, con un piccolo gruppo di persone selezionate, presso una delle numerose postazioni assegnate dall’Ente Parco (controllate simultaneamente da più gruppi di operatori) muniti di binocoli e cannocchiali, e, in un periodo orario definito, osservare costantemente cosa accade in direzione di aree dove si presume che, prima o poi, loro, gli orsi marsicani, faranno la comparsa. E si presume a buona ragione, perché si tratta di aree con abbondanza di cibo, la cui specie dominante è il Ramnus alpinus – perciò definite ramneti – e l’orso è molto ghiotto delle bacche nere che la pianta produce alla fine dell’estate. I ramneti possono essere considerati delle vere e proprie “mense” per gli orsi, i quali le frequentano per settimane tra la metà di agosto e la metà di settembre, per assecondare quel bisogno di alimentazione continua, la loro nota iperfagia, che proprio in quel periodo li spinge a nutrirsi abbondantemente per accumulare riserve caloriche in vista dell’inverno.

È questo il momento migliore per osservare gli orsi mentre banchettano con uno dei loro cibi preferiti e, proprio perché i ramneti sono geograficamente localizzati nel territorio del Parco, per contare soprattutto le femmine con i propri cuccioli, che si muovono sempre insieme – mentre i maschi restano prevalentemente da soli e non partecipano alle cure parentali. Questo monitoraggio, perciò, consente di avere un’idea piuttosto precisa di quanti nuovi nati sono riusciti a sopravvivere alla fine della loro prima estate e calcolare, quindi, il tasso di riproduttività della popolazione.

E allora ecco gli occhi puntati, in attesa, verso i circhi glaciali, che spesso ospitano gli arbusti di ramno.

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Quel pomeriggio, al mio primo appuntamento col cannocchiale, mi sentivo fortunata, sentivo che io e il gruppo di volontari SLO dalla nostra postazione saremmo riusciti ad osservare gli orsi. La mia forte sensazione, nutrita anche da una buona dose di speranza come di chi non ha ancora mai visto un animale così bello in natura, ben presto si è rivelata giusta, perché dopo circa mezz’ora di perlustrazioni con le spesse lenti, uno dei miei compagni di osservazioni, in piedi al cannocchiale, pronuncia deciso “Eccolo!”, con una punta di gioia e soddisfazione, perché in fondo lo stava aspettando. Tutti noi stavamo aspettando di vedere quel grosso punto marrone che si arrampicava svelto lungo il versante sinistro del circo glaciale. Prendendo posto al cannocchiale, lo guardo camminare deciso e sorrido: sembra quasi che per lui non esista alcuna pendenza in salita, né terreno accidentato fatto da grossi sassi mobili. Va dritto per la sua strada e mi sorprendo di quanto poco tempo abbia bisogno per salire sulla cresta del circo e valicare: era diretto lì, dall’altra parte della montagna. E nel frattempo che mi godevo lo spettacolo dell’orso “scalatore”, di nuovo la voce convinta “Eccone un altro! Another bear!” accresce l’eccitazione per quella nostra missione! Chiedo dove guardare e questa volta col binocolo scorgo un puntino più piccolo, in mezzo ai cespugli di ramno, nel circo glaciale di sud ovest! Non è facile osservarlo finché non si sposta. Infatti, spesso gli orsi si confondono con l’ombra degli stessi arbusti nei quali talvolta si infilano per mangiare più comodamente. Presi i punti di riferimento, direziono il cannocchiale per guardarlo meglio consumare il suo pasto e muoversi da un ramo all’altro, da un arbusto all’altro.

foto-di-angela-tavone

Essendo il primo orso ormai scomparso all’orizzonte, tutti i nostri occhi sono puntanti sull’altro. Abbiamo tutto il tempo di osservarlo bene, a turno, al cannocchiale ed è lì che si fa forte e piacevole la sensazione di guardare, quasi spiare, un animale selvatico senza che questo sappia, ci senta o ci veda. Nessun disturbo per lui, nessun timore per noi. E mentre mi godo la scena del placido orso che rovista minuzioso tra i ramni, ecco che accade l’imprevisto. Una percezione improvvisa spinge l’animale a smettere di mangiare e ad iniziare a correre, correre così velocemente da raggiungere il margine del bosco in pochi secondi dal bel mezzo del circo glaciale dove si trovava! Centinaia di metri in pochi attimi: quell’orso era davvero spaventato, ma da cosa? Un’inquietudine mi pervade e mi rende perplessa, mentre annoto l’episodio e l’orario sul taccuino elettronico. La corsa dell’orso aveva lasciato la scena vuota, priva di movimenti interessanti, portandosi via degli interrogativi che solo dopo diversi minuti sono stati svelati. Infatti, sulla cresta della montagna, proprio a cavallo tra i due circhi, compaiono le sagome di tre persone, una si dirige a destra, le altre due scendono lungo il pendio che separa i teatri naturali. Ecco cosa aveva tremendamente spaventato l’orso molti minuti prima! Un altro gruppo di volontari del monitoraggio, oppure di escursionisti, che aveva vociato troppo forte prima di arrivare sul luogo di osservazione. E così si era creata una bizzarra combinazione di sensi mancanti: noi potevamo solo vedere, loro, al di là della montagna, potevano solo sentire, così come l’orso, che ha preferito ascoltare… il proprio istinto e fuggire via! Soprattutto dopo quell’episodio ho apprezzato molto la nostra postazione, così lontana e innocente.

In quella mia prima giornata di monitoraggio mi sentivo già molto soddisfatta per aver osservato scene a me totalmente nuove e peraltro singolari, quando l’iperfagia di un altro orso mi permette di avvistarlo per prima, così lo comunico agli altri compagni con un grande sorriso. Le persone sulla cima sono andate via da poco e il nuovo orso si lascia osservare a lungo durante il suo banchetto, poi scompare per diversi minuti. Quando riappare siamo quasi certi sia sempre lui, perché la zona di azione è la stessa. Dopo un po’ scompare di nuovo, ma dove va? Ormai la luce è scesa e i ramni sembrano più appiattiti al suolo. Tra il bosco e i cespugli eccolo ancora: sarà sempre lo stesso? Quasi certamente sì, ancora una volta, perché nessun altro animale si aggira lì, in quei frangenti. Altri lunghi minuti ancora sotto i nostri sguardi, poi scure nuvole sulle cime delle montagne chiudono il sipario sul quel pomeriggio di osservazioni così nuovo, così dinamico.

E se il mio primo tramonto di avvistamenti è sembrato tanto ricco di scene d’azione – dal punto di vista antropocentrico, potrei dire di aver assistito a scalate, scatti da centometrista, vagabondaggi sornioni e turni di nascondino – il secondo dovrei definirlo un film pieno di inseguimenti, lotte, ma anche momenti teneri. Non avrei mai potuto immaginare tanta ricchezza dietro un’attesa…

Nel nuovo pomeriggio ben presto avvistiamo un orso nel circo glaciale di nord est, tutto intento a nutrirsi di ramno. Ci intrattiene a lungo, lui da solo, quando improvvisamente, nei suoi pressi, il mio compagno di osservazioni con tono eccitato e deciso annuncia “Una femmina con cucciolo!” e ripete per le volontarie inglesi “A female with cub!”. Tutti saltiamo in piedi e, alternandoci al cannocchiale, ci gustiamo la vera ragione per la quale ci troviamo lì a fare il monitoraggio in simultanea! La mamma e il piccolo sono vicini, intenti a cercare i frutti migliori, ma, pochi minuti dopo averli avvistati, lei fa uno scatto verso l’orso adulto e prende ad inseguirlo in direzione del bosco, col piccolo al seguito che corre altrettanto velocemente per non distaccarsi dalla madre! Una vera e propria azione di difesa, che ha dimostrato il ben noto carattere iperprotettivo della femmina. Nonostante ora dalla scena manchino tre orsi, il circo glaciale non è vuoto, perché proprio vicino dove si è svolto l’incontro-scontro ne avvistiamo un altro che indisturbato continua a mangiare. Qualche minuto dopo, nemmeno il tempo di annotare le azioni e gli orari sul taccuino, eccola di nuovo, vincitrice dal confronto, che spunta dal margine del bosco con il suo inseparabile cucciolo e torna sui ramni. Poco dopo un altro orso, dalla pelliccia chiara che quasi lo fa sembrare biondo, dal fitto del bosco si dirige sugli arbusti, proprio nei pressi della femmina col cucciolo. Contemporaneamente, un altro di noi ne avvista uno, per una manciata di secondi, che si sposta lungo il circo glaciale di sud ovest. Non è facile tenere le fila di questi intrecci ursini, perché basta distogliere per un attimo lo sguardo e concentrarsi altrove che il “palcoscenico” cambia ancora nella disposizione delle sue dinamiche figure. Tra il gruppo al ramneto spunta un nuovo orso (nuovo? Ma prima dov’era? Stava forse dormendo dentro un cespuglio?) e, incredibile, poco dopo dal bosco ne risale un altro: in un solo colpo d’occhio, nello spazio inquadrato dal cannocchiale, ci sono 6 orsi tutti insieme! Uno spettacolo straordinario! Se penso al numero mi viene in mente che il 10% dell’intera popolazione stimata di orso bruno marsicano in quel momento si trova lì, davanti ai miei occhi! Il tempo di questa riflessione e la scena cambia ancora, perché appena l’ultimo orso arrivato dal bosco si avvicina al ramneto, la femmina col cucciolo inizia a seguirlo con un’andatura rapida e determinata (tutta questa intolleranza… non si tratterà mica del primo orso che inizialmente lei aveva fatto fuggire nel bosco?). L’inseguito incede a buon ritmo e per molti minuti l’azione di mobbing prosegue lungo i pendii del circo glaciale, finché l’orso non si rende più visibile. Allontanata la minaccia, ecco che inizia la scena più bella, che vale la pena di qualsiasi lunga attesa, fermi e infreddoliti davanti al cannocchiale: la madre, non più guardinga, si concede alle gioie del suo cucciolo e insieme iniziano a giocare rotolandosi nell’erba, inseguendosi, mordicchiandosi e ancora rotolandosi lungo il dolce pendio. Di fronte a quelle azioni[1] così belle e inedite, cariche allo stesso tempo di vita selvaggia e di umana comprensione, un emozione fortissima mi provoca un velo fluido sugli occhi, tanto che devo smettere di guardare e cedere il cannocchiale. Quella madre e quel cucciolo così teneri, quasi innocenti, eppure così presi ad esprimere il proprio istinto, sono tanto vividi nella mia memoria che, se chiudo gli occhi, riesco a rivivere quei momenti così veri ed intensi.

Una fine pioggia accompagnata da foschia cela quelle scene idilliache e, dopo quasi mezz’ora, con una luce debole ma ancora utile, riprendiamo l’intreccio: ne sono quattro, compresa la femmina col cucciolo, che ora stanno mangiando. Poi dal bosco ne compare uno, pochi minuti dopo un altro ancora dal manto molto scuro. È evidente che tra quegli individui ce ne sono alcuni che la femmina non può tollerare, perché ora prende ad inseguirne non uno, ma ben due, che apparentemente sembrano giovani. Li spinge in salita per un po’, sempre seguita dal suo piccolo, finché non si dedica a qualcosa di più interessante: un arbusto con delle ottime bacche, presso il quale lei e il piccolo si fermano a mangiare, lasciando i due orsi poco distanti. Questi, con nostra grande sorpresa, iniziano ad interagire tra loro, dapprima come se stessero lottando, ma ben presto i loro gesti si rivelano non violenti, e infatti giocano ad attaccarsi e difendersi reciprocamente. In quei comportamenti io ho visto bellezza, perché in fondo sono appassionata, oltre che fortunata a poter assistere a scene come quella, ma penso che lì, su quella montagna, quegli stessi comportamenti sono gesti essenziali per la vita degli orsi.

Quel cannocchiale ha accompagnato lunghe attese, felici osservazioni e talvolta scene di vuota importanza. Mi ha permesso di fare un’esperienza personale straordinaria, che mi auguro di ripetere, e che, socialmente, ha contribuito ad uno sforzo più grande, dislocato in tutto il territorio del Parco e anche oltre, fatto di professionisti e tanti volontari come quelli di Salviamo l’Orso, grazie ai quali sono stati individuati, fino a settembre 2016, 10 cuccioli nati durante l’anno! Un risultato davvero importante e, speriamo, incoraggiante per la futura vitalità della popolazione del nostro orso.

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Tratto dalla Newsletter di Salviamo l’Orso ONLUS – Terre dell’Orso n. 8, Frabbraio 2017.

 

 

[1] In cima, lungo la cresta del circo glaciale di nord est, anche un guardiaparco presso la sua postazione stava osservando e riprendendo le stesse scene di gioco che osservavo io, ad una distanza assai maggiore, e questo è il video che le celebra.
Pubblicato da: Angela | 24 febbraio 2017

BioBlitz Alto Molise 2017

L’Associazione Intramontes e il Comitato Nazionale BioBlitz Italia stanno organizzando il BioBlitz Alto Molise per i prossimi 26 e 27 Maggio 2017!
Save the date!

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Il team Rete DNA (Didattica Nazionale per l’Ambiente) del CURSA organizza il corso di aggiornamento professionale per insegnanti intitolato “Cercatori di Specie”, focalizzato sui temi della scoperta della Biodiversità e dell’educazione legata al luogo per sviluppare un rapporto personale tra l’individuo e l’ambiente naturale e stimolare comportamenti di tutela. Il corso prevede molte attività pratiche sia in aula sia sul campo, e l’elaborazione di project work; si svolgerà nel mese di Febbraio a Pastena (FR), suggestiva località del Parco Naturale Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi.

Di seguito la locandina per ulteriori dettagli e il sito web di riferimento:

Locandina Cercatori di Specie Pastena 2017 (def)

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