Inserito da: Angela | gennaio 31, 2010

La caccia in Italia diventa sempre più libera

Qualche giorno fa la Commissione Ambiente al Senato ha votato un emendamento dell’art. 38 del ddl “Comunitaria” sulla caccia per delegare alle Regioni il potere di decidere la durata della stagione della caccia ad alcuni mammiferi e alla selvaggina migratrice. Tale emendamento conferisce una grande, e allo stesso tempo pericolosa, libertà decisionale: non solo quella positiva di ridurre i tempi di caccia rispetto agli attuali regolari cinque mesi (dal 1 settembre al 31 gennaio), ma soprattutto quella di prorogarla, determiando così gravi conseguenze per gli ecosistemi faunistici e non solo.

Questa decisione ha provocato un grande dissenso non solo tra ambientalisti e animalisti, ma anche tra esponenti politici della maggioranza, come il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, la quale ha disapprovato il voto dell’emendamento del Senato. Nonostante quest’ultimo ha lasciato inalterata la parte della legge in cui è sempre necessario il parere preventivo dell’ISPRA (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale), che, prima di approvare qualsiasi proroga del periodo di caccia, deve effettuare valide indagini scientifiche e ornitologiche, la decisione del Senato pone ancora una volta l’Italia intera in cattiva luce nei confronti dell’Europa, in quanto il disegno di legge in questione è comunitario.

Proviamo ad immaginare cosa accadrebbe in concreto se i cacciatori avessero la possibilità di prorogare la caccia anche in primavera o in estate.
In quelle stagioni, molte popolazioni di uccelli migratori stanno tornando dal sud per riprodursi, nidificare, quando vengono impietosamente abbattute dalle doppiette: quelle popolazioni non potranno più riprodursi o allevare i piccoli che sono già nati, né partecipare alla diffusione dei semi delle specie vegetali di cui si nutrono, né regolare la proliferazione di molti parassiti e insetti nocivi per l’agricoltura dei quali sono ghiotti, e così via. Si rischia anche di estendere la caccia a quelle specie più fragili e vulnerabili. Inolte, avere cacciatori in giro per i boschi d’estate costituisce un grande pericolo per le persone che, semplici amanti della natura, vogliono godersi una tranquilla passeggiata, e che ignari potrebbero, invece, finire impallinati!

Probabilmente i signori senatori che hanno votato favorevolmente l’emendamento non immaginavano che la protesta si sarebbe diffusa sì fra gli ambientalisti, ma soprattutto tra la gente comune, che ha un minimo di coscienza e di rispetto per la natura.
Repubblica.it ha raccolto questa onda di dissenso popolare, sia nei messaggi scritti, sia in una raccolta di immagini che esprimono con forza il no alla caccia selvaggia! Sembra assurdo come si stia tornando indietro: anziché promuovere e infondere il buon esempio con leggi a beneficio della tutela dell’ambiente e della biodiversità (a proposito, da questi fatti non sembra che il 2010 sia l’anno della biodiversità!), se ne promulgano altre che conferiscono il diritto di uccidere e devastare!

E’ possibile che questo emendamento sia stato approvato soprattutto per conquistare i voti di una categoria ancora troppo numerosa in Italia, vale a dire quella dei cacciatori che conta attualmente 700.000 soggetti, ma sempre in netta minoranza rispetto a quanti vorrebbero che la caccia, oggi non più necessaria all’uomo per vivere, fosse strettamente regolamentata se non del tutto abbandonata!

E’ possibile votare una petizione per comunicare e dimostrare il dissenso di questa decisione con la speranza che il disegno di legge non si trasformi in legge effettiva.

Probabilmente questa vecchia vignetta di Vauro farà sorridere e annuire la maggior parte di voi.

Inserito da: Angela | dicembre 29, 2009

Sfida tra animali domestici: il cane vince sul gatto

Il cane e il gatto sono da millenni gli animali domestici più vicini all’uomo, poiché posseggono numerose caratteristiche intellettive e comportamentali tali da renderli molto affini all’Homo sapiens sapiens.
Ognuno di noi, alla domanda “Preferisci più il cane o il gatto?” si schiera immediatamente per l’uno o per l’altro per una serie di motivi che ricalca aspetti della propria soggettività. Magari si sceglie il cane perché è fedele e obbediente, perché permette di fare lunghe passeggiate in compagnia o giochi sfrenati all’aperto, perché si adegua all’umore e alle abitudini del padrone, perché si lascia addestrare senza grossi problemi, perché spesso è un pasticcione, perché il suo sguardo attento e devoto riempie d’amore.

Oppure si preferisce il gatto perché ha un manto soffice, perché in fondo è molto indipendente e sa cavarsela bene anche in assenza del padrone, perché a volte è buffo e imprevedibile nei suoi atteggiamenti, perché è elegante e raffinato, perché è fra gli animali domestici più puliti, perché fargli le coccole rasserena e mette il buon umore.

Mille altri ancora possono essere i motivi che fanno prediligere Fido o Felix, eppure al di là della soggettività della singola persona, ci sono alcuni aspetti che da un punto di vista scientifico possono essere messi a confronto e che obbiettivamente dicono in cosa primeggia il gatto o il cane.
La rivista britannica New Scientist ha preso in considerazione undici categorie nelle quali “far confrontare” i due animali domestici con l’obiettivo di eleggere quello più affine all’uomo.
Cervello, storia condivisa, legami, popolarità, comprensione, problem solving, trattabilità, capacità vocali, sviluppo sensoriale, impatto ambientale e utilità. Sono questi gli aspetti considerati dagli scienziati, e dopo un attento confronto il vincitore risulta essere il cane, come mostra la tabella sottostante, con un solo punto di scarto!

Il peso medio del cervello dei cani è di 64 grammi contro i 25 grammi di quello dei gatti. Tuttavia, se si considera il rapporto tra la massa cerebrale e massa corporea, sono i felini a vincere. Inoltre, questi ultimi posseggono un numero maggiore di neuroni nella corteccia cerebrale: 300 milioni contro i 160 milioni di neuroni nei cani.
L’uomo gode della compagnia del cane da molto pià tempo nel corso della sua storia rispetto a quella del gatto. Infatti, la storia condivisa tra uomo e Fido risale a circa 50.000 anni fa, come hanno dimostrato alcuni studi dell’Università della California, mentre quella tra uomo e Felix inizia “solo” a partire dall’antico Egitto.

In merito alla qualità dei legami, è risaputo che i cani hanno una maggiore tendenza all’affiliazione, e tale caratteristica fa si che sia più facile addestrare un cane che un gatto, oltre che far definire il primo quale migliore e più fedele amico dell’uomo. Dal canto loro, i felini domestici conservano una buona dose di indipendenza, qualità assolutamente positiva.
La popolarità di un animale domestico solitamente è indicata dal loro numero di presenze nelle case delle persone. Mettendo a confronto i dieci paesi al mondo con prevalenza domestica di gatti e quelli con prevalenza domestica di cani, risulta che nel primo caso il totale di felini è di 204 milioni, contro i 174 milioni di cani. Dunque i gatti risultano più popolari.

In seguito a numerosi esperimenti volti a verificare i livelli di comprensione dei due animali, si è visto che i cani primeggiano sui gatti. Gli scienziati, però, avvertono che i risultati possono essere dovuti anche alla naturale predisposizione del cane ad ascoltare l’uomo e seguire le sue istruzioni. Lo stesso esito si verifica quando si pongono i due animali di fronte a situazioni non immediatamente risolvibili: la capacità di problem solving del cane è senza dubbio più spiccata rispetto a quella felina. Anche a livello di trattabilità i cani risultano essere più docili e socievoli rispetto ai gatti.

La vocalizzazione dei gatti sembra essere più raffinata di quella dei cani, sia per quantità di estensioni sonore che riescono a produrre, sia per il loro utilizzo. Infatti, si è visto che i gatti riescono a modulare le vocalizzazioni anche a livello subliminale, a seconda dell’importanza e urgenza del loro messaggio o della loro richiesta. In pratica, fanno un po’ come i bambini che strillano più forte quando più impellente è il loro bisogno.

Per ciò che riguarda i sensi, i gatti posseggono un olfatto e una vista più sviluppati rispetto a quelli canini, mentre gli altri possono considerarsi alla pari.
Il gatto vince anche sull’impatto ambientale, che mediamente risulta molto inferiore di quello di un cane di medie dimesioni. In condizioni di naturalità, infatti, occorrono circa 0,15 ettari perché un gatto possa vivere e soddisfare tutti i suoi bisogni, contro gli 0,84 ettari di impatto ecologico di un cane.
Ma la categoria che fa salire Fido sul podio è l’utilità per l’uomo. I cani sono utilizzati per fare la guardia, per la caccia, per il soccorso in acqua, in montagna o sotto le macerie, per l’accompagnamento dei disabili, per la ricerca di materiali sospetti e pericolosi, e molto altro ancora.

Nel caso del gatto, invece, i suoi principali utilizzi da parte dell’uomo sono l’allegra e soffice compagnia (la quale ovviamente forniscono anche i cani), spesso antistress, e la cattura di animali spiacevoli quali topi e serpenti.

Dunque, tra tutte le categorie analizzate, vince il cane!
Tuttavia, spetta a ognuno di noi considerare le proprie prerogative nella scelta di un animale domestico e associarle con giudizio alle caratteristiche del cane o del gatto, sempre cercando di rispettare la sua naturale indole.

Inserito da: Angela | novembre 29, 2009

La “clean economy” dei pannolini di stoffa

Tra le numerose pratiche che quotidianamente si possono mettere in atto per evitare gli sprechi, inquinare meno ed essere più riguardosi nei confronti dell’ambiente, c’è quella di utilizzare pannolini di stoffa per i bambini piuttosto che gli anti-ecologici pannolini usa e getta.
Ma quali sono i reali buoni motivi che convincerebbero giovani genitori a rinunciare alla comodità e praticità dei pannolini plastificati e adottare quelli in tessuto, che vanno continuamente lavati?
Le prove di questa buona pratica stanno in un esperimento realizzato recentemente nel comune di Conesio, in provincia di Brescia. Infatti qui l’Associazione Eva ha proposto un progetto chiamato Pannolino Amico: lo scorso luglio ha condotto una campagna di sensibilizzazione della popolazione, e in particolare delle mamme, relativa agli sprechi economici ed ecologici dei pannolini usa e getta, e ai rischi sulla salute che questi comportano. Per dare qualche numero, basti pensare che i pannolini usa e getta costituiscono ben il 15 per cento dei rifiuti non riciclabili! I componenti chimici utilizzati per renderli assorbenti danneggiano la pelle dei bambini, tanto che secondo uno studio tedesco le dermatiti sono aumentate in questi anni dell’857 per cento e perfino la crescita dell’infertilità maschile viene fatta risalire all’aumento di temperatura causata dal pannolino. A ogni famiglia costano, per i tre anni in media in cui vengono utilizzati, una cifra che supera i 1.500 euro!

Anche sulla base di questi dati, a luglio l’Associazione Eva a Concesio ha iniziato a distribuire alle famiglie con bambini piccoli un kit comprendente tre mutandine e 24 pannolini di cotone, utilizzabili numerose volte. Ben 92 mamme hanno aderito a questa iniziativa, prima nel suo genere, le quali hanno tenuto un diario relativo alle difficoltà o agli aspetti positivi di questo esperimento.
Gli operatori dell’associazione dicono che in fondo non è stato difficile convicere le mamme ad adottare questa soluzione: non si tratta di un ritorno al passato, perché i pannolini di stoffa sono essenzialmente gli stessi di quelli usa e getta, solo che si infilano in lavatrice anziché nella pattumiera. Ed ora loro sono le prime a dire che non tornebbero indietro: solo due lo hanno fatto.

Numerosi erano gli aspetti che inizialmente frenavano le mamme ad adottare i pannolini di stoffa, ad esempio, il tempo che si impiega a doverli lavare, che “costa” soprattutto in quelle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano e comunque hanno poco tempo da dedicare alle pratiche di economia domestica. Dalle testimonianze raccolte risulta che è solo una questione di abitudine lavare i pannolini piuttosto che buttarli via e che non si impiegano più di tre minuti al giorno. Alcune mamme pensavano inoltre che la stoffa lasciasse umida la pelle del bambino, ma provando questi tipi di pannolini si sono presto ricredute.
Le persone più difficili da convincere sono state le nonne e i papà. Le prime perché quando erano giovani avevano visto nel passaggio dalla stoffa alla plastica una grande conquista di praticità e snellimento dei lavori domestici; i secondi perché non essendo molto pratici del lavaggio degli indumenti, credevano che mischiando in lavatrice i pannolini sporchi con le loro camicie, queste ultime si sarebbero macchiate. Ma è stato dimostrato loro che non è affatto così.
Questo interessante progetto che ha coinvolto la città di Conesio sta dando il buon esempio a tutta Italia. Infatti, ci sono già altre città che da nord a sudsi stanno impegnando nel prendere provvedimenti simili al fine di ridurre i rifiuti e gli sprechi, sia ecologici sia economici. E in tempo di crisi non è davvero niente male.

Inserito da: Angela | ottobre 31, 2009

L’idea del fotoracconto d’autunno

In questi ultimi giorni sulla pagina “Ambiente” di repubblica.it è scattata la mania del fotoracconto. Gli autori della sezione dedicata ad ambiente e natura di uno dei portali di informazione più cliccati del web italiano, hanno pensato di creare una galleria di immagini sull’autunno, in cui i lettori forniscono “le loro opere” e gli amministratori della pagina web ne curano l’esposizione, come in una vera galleria fotografica.
Foglie, colori, alberi, paesaggi, sentieri nel bosco, viali cittadini, sponde di fiumi o micropaesaggi sotto il pelo dell’acqua. Tutto ciò che può essere associato alle parole autunno e natura è raccontato in queste centinaia e centinaia di fotografie.
Gli autori? Per lo più italiani, ma anche stranieri, che sono rimasti affascinati da uno squarcio coloratissimo di un bosco oppure dalla solitudine di una foglia galleggiante. Seppure per molte persone l’autunno è una stagione triste, perché il cielo è per lo più scuro, fa freddo e tutto si assopisce per prepararsi ai rigori dell’inverno, è allo stesso tempo un periodo di grossi e repentini cambiamenti, nelle forme, nei colori e nelle composizioni degli elementi naturali. Ogni giorno e anche più volte al giorno un albero cambia il suo abito, un giardino sposta i suoi tappeti di qua e di là e un bosco trasforma le sue sembianze di ora in ora.
Personalmente trovo che quella attuale sia una stagione affascinante e, come me, migliaia di persone dall’Italia e da tutto il mondo hanno inviato (e continuano ancora imperterriti) a repubblica.it i loro scatti per raccontare ognuno il proprio autunno ed hanno avuto la soddisfazione di vedersela pubblicata sul portale!
Io propongo anche qui la mia, augurando buon autunno a tutti!

Foglie rosse - Angela Tavone

Inserito da: Angela | settembre 29, 2009

E’ giusto lasciare che i panda si estinguano?

Teneri, dolci, sornioni, dalla faccia simpatica e dai movimenti goffi. Queste sono le prime caratteristiche che vengono in mente quando si pensa ai panda, questi grossi orsi del Sud-Est Asiatico dalla folta pelliccia bianca e nera, che vivono in montagna nutrendosi di una grande quantità di bambù.

foto_panda_7002

Da molti anni il panda è il simbolo della lotta all’estinzione delle specie animali più fragili e a rischio sul nostro pianeta non solo per il suo “bel faccione”, ma per una serie di motivazioni ecologiche e biologiche importanti.
E’ noto che il panda ha un’alimentazione talmente specifica che non gli consente di sopravvivere in nessun altro habitat dove non ci siano piante di bambù. Per sopravvivere, infatti, ha bisogno di almeno quaranta chili di foglie di questa specie (ma non disdegna anche il fusto), che digerisce con molta lentezza, conferendo al panda una vita molto pigra e quella tipica espressione assonata rimarcata su tutti i pelouche che lo rappresentano. La sopravvivenza di questo orso è principalmente minacciata dalla grande riduzione del suo habitat per mano dell’uomo, che continua a tagliare i boschi di bambù, e in secondo luogo dalle grandi difficoltà che questa specie ha nella riproduzione. Tali animali, infatti, fanno per lo più vita individuale e le femmine sono fertili solo per due giorni all’anno, dunque vi sono grandi difficoltà perché i due partner si incontrino per procreare. A ridurre ancor di più le possibilità di sopravvivenza della specie vi è inoltre un elevato tasso di mortalità, per cui se la femmina partorisce due cuccioli, ne alleva solo uno e anche quando si tratta di un solo figlio, solo un piccolo di panda su tre riesce a raggiungere l’età adulta.

PANDA_a

Esistono svariati centri, soprattutto in Cina, che si occupano di panda tenendoli in cattività al fine di riuscire a farli riprodurre con successo e aumentare così, anche se di poco, il loro numero che però continua ad essere esiguo. Attualmente ci sono in totale circa 1600 individui, troppo pochi per far dichiarare la specie fuori dal rischio estinzione.
Chris Packham, famoso naturalista e conduttore di programmi sugli animali in Gran Bretagna, ha definito eccessiva l’attenzione che si ripone per la salvaguardia del panda (che a suo avviso non sarebbe stata tale se si fosse trattato di un animale meno bello e attraente), in quanto è una specie che oggi, di fronte alla natura e alle sue risorse, è troppo debole ed è destinata a soccombere. Per questo egli si chiedeva: è giusto spendere una grande quantità di denaro per far accoppiare degli animali in cattività che in realtà non potranno mai tornare veramente liberi poiché il loro habitat sta scomparendo?
Insomma, la teoria che porta avanti Mr. Packham è quella di non accanirsi per far funzionare un “meccanismo”, un tassello dell’ecosistema, che la natura stessa sta portando verso la fine. In fondo, l’estinzione è un processo implicito e necessario all’evoluzione, perché laddove viene a mancare una specie, il suo habitat e le risorse che essa utilizzava vengono sfruttate da una o più specie che vi si insediano nuovamente. E un altro ciclo riprende a funzionare.

PANDA2

Se le osservazioni di Packham possono sembrare fondamentalmente giuste, bisogna però tenere conto che la causa della progressiva diminuzione dei panda non è dovuta esattamente alla selezione naturale, quanto piuttosto a quella antropica! E’ stato l’uomo, infatti, che, con le sue attività molto invasive e poco compatibili con i cicli naturali, ha deviato le sorti di una specie portandola sull’orlo del baratro. E il caso del panda è solo uno dei tanti, per non citare quelli in cui l’uomo è riuscito pienamente a cancellare la specie dal pianeta.
Qui non si tratta di “accanimento terapeutico”, come Packham definisce, aggiungendo certamente del colore, i tentativi di salvaguardia del panda, ma di ponderare concretamente il valore che questa specie ha per il suo ecosistema e per l’intero pianeta. Non è affatto facile, perché non si tratta di contare del denaro, cosa che l’uomo sa fare molto bene, né di considerare quanto l’eventuale estinzione del panda possa incidere sulla vita umana. Il cuore del problema è la visione globale, che si tratti di biodiversità o di altre problematiche, e che tutti noi spesso tendiamo a trascurare.

panda_14

Inserito da: Angela | agosto 29, 2009

Quando manca l’orientamento si gira in tondo

Recente è lo studio da parte degli scienziati dell’Istituto Max Planck di Biologia cibernetica di Tubinga, in Germania, in merito alla capacità che l’uomo ha di mantenere costantemente una rotta rettilinea in luoghi ampi e sconosciuti.
La ricerca empirica è stata svolta in luoghi diversi quali la zona settentrionale della Tunisia, il deserto del Sahara e la foresta di Bienwald in Germania. Vari gruppi di volontari hanno camminato per ore con la richiesta di mantenere quanto più possibile una direzione lineare. Il loro cammino è stato monitorato grazie al sistema di posizionamento globale GPS.

orme

I risultati non hanno mostrato dubbi: quando l’uomo non può contare su punti di riferimento fissi come il sole, la luna o le stelle tende a seguire una direzione circolare, talvolta tornando sui suoi stessi passi senza accorgersene. Infatti, nell’ambito della ricerca empirica, le quattro persone che hanno camminato nella foresta di Bienwald in una giornata nuvolosa hanno perso rapidamente la direzione retta, cosa che non è successa agli altri due trovantesi nello stesso luogo durante una giornata soleggiata. Stessa situazione per i due volontari che hanno camminato di giorno sotto il sole nel Sahara, mentre l’altro che ha percorso il deserto di notte è riuscito a mantenere la linea retta solo finché la luna non è stata oscurata dalla nuvole.
Non è ben chiaro per quale precisa ragione l’uomo tende ad assumere un andamento circolare quando perde i suoi punti di riferimento. Ciò che è noto è che tutti hanno una gamba più lunga o più forte dell’altra che in qualche modo tende a definire la direzione del cammino libero, come dice il capo della ricerca Jam Souman, ma al di là di questo, durante uno spostamento si colgono con la vista una serie di segnali dall’ambiente circostante che consentono di creare la propria bussola. Quando viene a mancare la vista (ulteriori esperimento sono stati fatti con persone bendate) o i riferimenti stessi (il non poter più vedere il sole e la luna di cui si parlava prima), i sensori delegati all’orientamento diventano meno efficaci e spesso vengono fuorviati da sensazioni personali errate.
Ecco perché quando ci si trova in luoghi sconosciuti, per non perdersi è bene fare poco affidamento alle sensazioni, ma al contrario cercare di trovare punti di riferimento utili e riconoscibili.

orme-thumb703873

Inserito da: Angela | luglio 30, 2009

Il senso del volontariato nella tendopoli

Fare volontariato in una tendopoli è un’esperienza intensa, che ti segna dentro, almeno per le persone particolarmente sensibili al dolore, al disagio e alla sofferenza umana. Questo perché si vive a stretto contatto con gente che da un giorno all’altro si è trovata a vivere in condizioni tutt’altro che confortevoli, mai sperate né immaginate prima. Si passa dal vivere da un piccolo nucleo familiare a una comunità di centinaia di persone per cui la privacy si riduce fortemente e crescono i motivi, anche futili, per i quali litigare o discutere.

Tendopoli Pagliare di Sassa (AQ)

Allo stesso tempo, però, viviere in una tendopoli significa riconoscersi tutti uguali di fronte alla stessa tragedia: il terremoto. E’ un vero e proprio senso di appartenenza ad una medesima terra colpita da sciagura, ad un popolo che ha subito uno shock iniziato con 20 terribili secondi e che ogni notte si ripercorre nei pensieri e nelle paure di quanti lo hanno vissuto. Mai più potranno dimenticare quelle sensazioni terrificanti di essere ad un passo dalla fine, lì intrappolati nelle proprie case, dove solo l’istinto e la fortuna ha permesso ai sopravvissuti di salvarsi.
Tutto questo emerge rapidamente, sin dai primi giorni che vivi con questa gente, sia attraverso i racconti, sia attraverso gli sguardi che, tra l’affollarsi dei pensieri e delle preoccupazioni, cercano vie di fuga, al di là delle tende, per ritornare magari nelle proprie case. Anzi no, pochi vogliono tornare in quegli edifici che hanno sentito così insicuri. Nella tendopoli non c’è nessuno che vuole dormire nelle vecchie stanze, perché sarebbe crudele continuare a ripercorrere l’incubo del 6 aprile…
Ecco perché nel campo ci si coordina, si fanno i turni per la cucina, per le pulizie, per i lavori di manutenzione, ecc. Tanto più il gruppo è unito, tanto più ci si dà da fare per il benessere collettivo. Nessuno resta veramente solo nel corso della giornata e in qualche modo viene coinvolto nelle attività piccole o grandi che siano. E mentre gli adulti lavorano o cercano di tenersi impegnati in qualche modo, i bambini li si incoraggia a non pensare a dove e come stanno vivendo ora, a ciò che hanno dovuto lasciare e al terrore di sentire tremare la terra sotto i piedi. Grazie alla scuola estiva i più piccoli possono giocare, sfrenarsi, dipingere, e quelli più grandi possono fare attività creative, laboratori, giochi, ecc. A volte tutti insieme si via dall’Aquila per fare una vera e propria vacanza. Purché bambini e ragazzi sentano di vivere una “certa normalità”, gli insegnanti sacrificano il proprio riposo estivo perché sperano che questa esperienza del terremoto e post-terremoto, così strana e forte allo stesso tempo, domani non si ripercuota negativamente sui loro comportamenti e sulle loro vite.
La lieve e silenziosa presenza di un volontario si inserisce in tutto questo, cercando di dare una mano laddove ce n’è bisogno, di ascoltare le persone che hanno voglia di raccontare, di abbracciare i bambini che hanno ancora più bisogno di affetto, di sorridere quando è la speranza a farsi strada tra le parole e gli sguardi.
Che nessuno dimentichi mai questa gente che ha così sofferto perché non esiste più la propria città e tante persone che la tenevano viva, e che oggi continua a soffrire…

Lesioni

Inserito da: Angela | giugno 30, 2009

Conoscere il mondo attraverso la fotografia

Talvolta la navigazione internet mirata ad un obiettivo preciso può portare a scoprire per caso siti web inaspettati e, che anche per questo, stupiscono!
Trekearth è un sito costruito per gli amanti della fotografia, professionisti e non, che grazie ai loro scatti possono far conoscere agli altri membri o ai visitatori in generale del portale, paesaggi, situazioni, dettagli, tradizioni, culture e tutti quei frammenti di vita che possono essere immortalati in uno scatto fotografico. E questo da ogni angolo della terra!
Trekearth è un po’ come una grande piazza, dove le persone possono incontrarsi, scambiarsi idee e opinioni, principalmente sulla fotografia ma anche su tante altre cose, commentare le opere altrui e per questo crescere e imparare…
Il bello è che questo sito può essere utile anche se si vuole fare un viaggio, reale o virtuale che sia, scegliendo sulla mappa il paese di destinazione e potendo visionare tutte le foto postate a riguardo. Inoltre, si possono anche cercare i membri del sito, i cosiddetti “TE members”, guardare i loro album, contattarli, ecc.
Insomma, per gli amanti della fotografia quale affascinante strumento di scoperta di luoghi e situazioni, trekearth.com può essere un ottima finestra sul mondo, sulle sue bellezze, stranezze e anche paradossi… Conoscere la realtà attraverso la fotografia rende senza dubbio la vita più colorata, anche quando si è di fronte ad un bianco e nero!

Senza titolo-3
Senza titolo-2

Inserito da: Angela | maggio 30, 2009

La visione del paesaggio

Leggendo alcuni testi per motivi di studio, sono rimasta affascinata dal punto di vista di un autore riguardo il “paesaggio in quanto luogo”.
Di seguito ne riporto l’originale in inglese e poi una modesta traduzione in italiano.

“It is a landscape as enviroment, ambracing all that we live amidst, and thus it creates a sensitivity to detail, to texture, colour, and all the nuances of visual relationships, and more, for enviroment engages all our senses, the sounds and smells and ineffable fell of a place as well… Such a view is… central ground to the geographer… [who]… will see in the landscape a variety of patterns and relationships… [which]… take on meaning only when interpretated with some understanding oh history and ideology… Those interested in particular localities share a belief that one of the greatest riches of the earth is its immense variety of places… [and] that the individuality of places is a fundamental charateristic of subtle and immense importance… that all human events take place, all problems are anchored in place, and can ultimately only be understood in such terms.”
(Meinig, 1979)

Fontana Fredda - Monti Sibillini

Dead Vlei, Namibia

“E’ il paesaggio come ambiente, che abbraccia tutto ciò in mezzo a cui viviamo, e perciò crea una sensibilità per i dettagli, per le trame, i colori, e tutte le sfumature delle relazioni visive, e in più, l’ambiente interessa tutti i nostri sensi, i suoni e gli odori ed anche l’ineffabile sensazione di un luogo… La visione è il centro della terra per il geografo, che vedrà nel paesaggio una varietà di modelli e relazioni… i quali acquistano significato solo quando interpretati con alcune conoscenze di storia e ideologia… Quelle riguardanti particolari località condividono la convinzione per cui una delle ricchezze più grandi della terra è la sua immensa varietà di luoghi… e che l’individualità dei luoghi è una caratteristica fondamentale di sottile e immensa importanza… perché tutti gli eventi umani hanno luogo, tutti i problemi sono legati ad un posto, e in fondo possono essere compresi soltanto in questi termini”.
(traduzione A. T.)

PAPERE

insetto su fiore

Le parole dell’autore vogliono essere solo uno spunto per riflettere sul fatto che nulla di ciò che ci circonda è banale, scontato o monotono. Sta a noi dare il giusto valore ai “paesaggi che ci appartengono”, grandi o piccoli che siano…

Inserito da: Angela | aprile 13, 2009

Secondo corso di fotografia naturalistica a Capracotta

A tutti gli appassionati della natura e della fotografia, vi posto la locandina del secondo corso di fotografia naturalistica che si tiene a Capracotta (IS), nel suggestivo scenario montano del Giardino della Flora Appenninica.
Come protrete leggere voi stessi, il corso è tenuto da due fotografi professionisti, molto bravi, preparati e anche simpatici (garantisco io che ho già frequentato il I livello lo scorso anno), con i quali si è creato anche un blog di fotoamatori.
Anche le date scelte, dal 30 aprile al 3 maggio, sono strategiche, a cavallo della festa del 1 Maggio, per permettere ai più di partecipare.
A quanti siano interessati, ci sono tutti i riferimenti nella locandina che qui pubblico.
Perché la fotografia è un’arte e la natura ne è una delle principali ispiratrici.

locandina-pag1

locandina-pag2

Articoli precedenti »

Categorie