Posted by: Angela | Maggio 6, 2008

Corso di fotografia naturalistica in Molise

Dall’1 al 4 maggio scorso si è tenuto un corso di fotografia rivolto a quanti amano imprimere non solo nella memoria le emozioni suscitate da un paesaggio, da un fiore o da un volto assorto che scruta l’orizzonte.

Il Giardino della Flora Appenninica di Capracotta (IS) si è prestato brillantemente ad accogliere questa iniziativa organizzata dal responsabile della struttura, il dott. Giovanni Pelino, e patrocinata dall’Università degli Studi del Molise, e dal Comune di Capracotta.
Due giovani fotografi professionisti, Luca Del Monaco e Fabio Smarrelli, hanno tenuto il corso guidando i partecipanti lungo un percorso teorico e pratico. Tempi di esposizione, tipologie di obiettivi, giusta quantità di luce ed altre indispensabili nozioni tecniche di base sono state poi applicate agli innumerevoli spunti che il luogo ha offerto. Tra passeggiate nel giardino ed escursioni su Monte Campo, i consigli dei fotografi e i trucchi per ottenere una “foto bella e che funziona” si sono susseguiti in un clima informale e cordiale. Non sono mancati, naturalmente, divertenti momenti di aggregazione, come la serata finale in cui balli popolari accompagnati da musica suonata dal vivo hanno creato l’occasione per trasformare il tutto in un improvvisato reportage fotografico.
Questa esperienza ha suscitato grande entusiasmo e soddisfazione sia negli allievi sia nei professionisti, entrambi accomunati dalla stessa passione. Basta qualche conoscenza di fondo, strumenti non necessariamente eccezionali e una buona dose di ispirazione per trasformare la fotografia in vera e propria arte.
I presupposti per ripetere in futuro questo evento, magari anche ad un livello più elevato, di certo non mancano.

Tags: , , , , , , , , , , ,

Posted by: Angela | Aprile 26, 2008

Allevamento del Gatto Siberiano

Mentre in America continuano le ricerche e le manipolazioni genetiche per ottenere gatti ipoallergenici, in Italia da poco è nato un allevamento di Gatto Siberiano. Si tratta di una razza originaria dell’Asia Minore, poi distribuitasi nella Russia Siberiana, di taglia molto grande (i maschi adulti possono arrivare a pesare ben 10 kg!) e dal lungo pelo folto, tipico degli animali che vivono in natura in ambienti molto ostili e rigidi.
La razza Siberiana è stata riconosciuta solo nei primi anni ‘90 e come gatto da compagnia non è ancora molto diffuso.

L’interesse per questo “piccolo leone” delle fredde foreste del nord è derivato soprattutto dalla scoperta che il suo DNA produce in piccolissime quantità la proteina denominata Fel d1, ossia la responsabile dei fastidi allergici che molte persone riscontrano stando a contatto con un gatto.
Il Siberiano, dunque, potrebbe essere considerato un gatto anallergico naturale, a differenza delle “varianti” create in laboratorio, al fine di permettere anche alle persone più sensibili di poter avere in casa il più raffinato degli animali da compagnia.
La dott.ssa Roberta Matis e collaboratori hanno creato un allevamento di Gatto Siberiano anche al fine di far conoscere il più possibile i pregi di questa elegante razza felina. Tengono a sottolineare che non si tratta di un gatto selvatico, ma anzi, di un animale dolcissimo e molto tranquillo.
Rivolgendosi a questo allevamento si è certi di portare a casa un gattino completamente sano, col pedegree accertato, forte delle vittorie dei suoi genitori a svariate esposizioni.
Ecco qui alcuni cuccioli dell’allevamento.

Se da sempre avete desiderato un gatto, ma purtroppo al vostro fisico dà fastidio, perché non testare la compagnia del Siberiano! Presso questo allevamento è possibile anche provare l’effettiva tolleranza personale alla presenza di questo affascinante felino.

Tags: , , , , ,

Posted by: Angela | Aprile 17, 2008

Ancora orsi sulla coscienza

Si dice che errare è umano, ma perseverare è diabolico!
Non è bastata la storia di Bruno, orso trentino che nel 2006 era sconfinato in Austria ed è stato poi ucciso perchè ritenuto pericoloso!
Due giorni fa anche suo fratello, JJ3 (questo il buffo nome datogli dai zoologi) che qualche tempo fa si era spostato in Svizzera, nel cantone dei Grigioni, è stato ucciso brutalmente!

Motivazione? Aveva un comportamento rischioso, che avrebbe potuto mettere in serio pericolo la popolazione residente. Dichiarazioni delle autorità troppo facili quando l’accusato non può parlare, ma può comunque dimostrare di temere l’uomo e di non comportarsi in maniera aggressiva. Ma tutto questo non l’hanno voluto vedere…
Non è servito a niente il continuo protestare degli animalisti, né tanto meno la proposta più concreta dello zoo di Berna, che aveva dato disponibilità di prenderlo in adozione.
Niente! Ormai era già stato deciso! O meglio, non era mai stata vagliata nessun’altra soluzione oltre a quella peggiore. Un altro glorioso abbattimento!
Non è semplice prendere decisioni che facciano da compromesso ad esigenze diverse, ma questa volta la soluzione giusta non era la più semplice, ovvero uccidere, ma c’era! Si trattava di garantire la salvezza e la protezione ad un animale sempre più spaventato dall’uomo e sconfinato in spazi troppo stretti.
Un altro orso sulla coscienza!

Tags: , , , , ,

Posted by: Angela | Aprile 8, 2008

BISOGNEREBBE AGGIORNARE LE TRADIZIONI?

Il titolo risulta alquanto contraddittorio, perché una tradizione per sua definizione è un pratica, che sia culturale, religiosa, sociale, che rimane invariata nel tempo. Ma ciò che non rimane invariato, invece, sono le condizioni ambientali nelle quali queste tradizioni si esercitano.
È di ieri la notizia che su di una spiaggia di Gaza un gruppo di pescatori palestinesi ha catturato una tartaruga gigante, un esemplare adulto della varietà definita liuto che può arrivare a pesare tra i 300 e 500 kg. Questo rettile delle acque del Mediterraneo, specie ad alto rischio di estinzione, è stato ucciso e la gente si è cibata delle sue carni e del suo sangue! Essi ritengono che un simile pasto contenga proprietà afrodisiache e terapeutiche, tanto che anche i bambini sono stati invitati al macabro banchetto.

(Guarda il video)

In questo caso, la tradizione di catturare un animale così raro sfuma i suoi confini con la credenza popolare.
Se un episodio del genere fosse accaduto in un’altra nazione più sensibile ai problemi relativi alla perdita di biodiversità, sarebbe scoppiato il caos. Ma appellarsi all’ignoranza delle conoscenze non funziona più. Non si possono giustificare simili atti, che avvengano a Gaza o in qualsiasi parte del mondo.
Il problema è che purtroppo è difficile cambiare le tradizioni popolari, ma non impossibile. Occorrerebbe un maggiore impegno da parte delle istituzioni nel far capire alla popolazione la gravità di atti del genere. Purtroppo questo aspetto educativo manca completamente in un paese come la Palestina, martoriato dalla guerra, dove il bisogno primario è sopravvivere, mentre la cattura di una tartaruga gigante è un evento raro, propizio e da festeggiare!
Le tradizioni, a volte, sono lo strumento di evasione dall’oppressione e dal malessere sociale; probabilmente è per questo che sono dure a cambiare.

Tags: , , , , ,

Posted by: Angela | Marzo 28, 2008

Attenti a quello che cade dal cielo

Non si tratta di pezzi di un aereo schiantato in volo e poi caduti sulla terra, né tanto meno di meteoriti, bensì di spazzatura spaziale!
James Sturton, proprietario terriero nel Queensland, in Australia, sarà rimasto molto stupito quando ha visto un groviglio di materiale metallico nel bel mezzo della sua proprietà!

spazzatura-spaziale1.jpg

Molto probabilmente si tratta di un residuo di un satellite per le comunicazioni che, dopo essersi staccato, si è schiantato sulla terra. Entrando in atmosfera ha subito la combustione, ecco perchè appare tutto bruciato.

balla-metallica1.jpg

Non bastano i gravi problemi relativi all’eccessiva spazzatura prodotta dall’uomo con le sue attività sulla terra, ora dobbiamo iniziare a preoccuparci anche di ciò che abbiamo spedito in cielo e che ci potrebbe piombare addosso quando meno ce lo aspettiamo.

Tags: , , , ,

Posted by: Angela | Marzo 27, 2008

Il volto ambientalista della Walt Disney

Tutte le attuali generazioni sono cresciute con i cartoni animati della Disney: dai classici Topolino, Paperino, Biancaneve, Cenerentola, fino ai più recenti Re Leone, Pocahontas e Nemo. In tutti il rapporto tra i protagonisti, umani o animali, e la natura è sempre molto positivo e rispettoso. E’ quello che sottolinea anche David Whitley, professore dell’Università di Cambridge, il quale ha scritto recentemente un libro dal titolo “The Idea of Nature in Disney Animation“.

copertina-libro.jpg

Il testo affronta due periodi in particolare della produzione di cartoon, dal 1937 al 1967, e dal 1984 al 2005, evidenziando come la visione della natura sia cambiata molto. Infatti, nei classici come Bambi o Cenerentola, la natura era presentata con uno scenario idilliaco, un mondo incantato, molto lontano dalla realtà, e all’interno di questo mondo il bambino poteva sognare e fantasticare. Tutti gli esseri che lo popolavano erano creature da proteggere nei confronti dell’aggressività e brutalità “dell’uomo civilizzato”.
E’ proprio questa visione così romantica e allo stesso tempo fragile che ha ispirato in parte i primi movimenti ambientalisti tra gli anni ‘60 e ‘70, quali ad esempio gli “Hippies“.

normal_bambi22.jpg

bianca.jpg

Nell’ultimo ventennio, invece, l’erede di Walt Disney, Michael Eisner, ha improntato i cartoni secondo un modello diverso. In film come Il Libro della Giungla, Pocahontas o Alla Ricerca di Nemo si percepisce un rapporto maggiormene equilibrato tra il protagonista e la natura, quasi a voler sottolineare la necessità di voler proteggere un bene prezioso. Il rapporto uomo - natura non solo è possibile, ma è fondamentale, deve essere attuato così che le persone non vedano la natura come un luogo selvaggio e totalmente estraneo, ma qualcosa che li circonda e a cui appartengono. Si cerca di infondere, soprattutto nei più piccoli, la curiosità di esplorare e conoscere, come fa il piccolo Mowgli nella giungla.

pocahontas.jpg

junglebook01.jpg

Il professor Whitley, inoltre, aggiunge che i cartoni della Disney oltre a fornire insegnamenti morali, sono un efficace punto di partenza per l’educazione ambientale nei ragazzi: valori come il rispetto, la protezione e la conservazione della natura e degli esseri che la popolano sono rintracciabili nelle storie che tanto appassionano intere generazioni.
L’unica pecca della Disney? Essersi curata poco della deforestazione al fine di costruire i suoi enormi parchi dei divertimenti. Ma questo né ai bambini né agli adulti si racconta.

Tags: , , , , , , , , , ,

Posted by: Angela | Marzo 14, 2008

I delfini ci sorprendono ancora

Nessuno ormai lo mette più in dubbio: la comunicazione tra animali appartenenti a specie diverse (vale a dire interspecifica) esiste!
A confermarlo ancora una volta è quella creatura straordinaria, la cui intelligenza è tra le più sviluppate nel mondo animale: il delfino.
Presso la spiaggia in cui si reca spesso, ovvero la spiaggia di Mahia, in Nuova Zelanda, è stata battezzata Moko, un esemplare femmina di delfino tursiope. Moko non teme l’uomo, anzi ne ricerca l’affetto, portandosi spesso a contatto con i bagnanti e vogliosa di carezze.

800px-mahia_-_gisborne2.jpg

mahia_peninsula_landsat2.jpg

La spiaggia di Mahia, però, è un paradiso per gli uomini, ma una sorta di inferno per le balene, perchè spesso capita che in queste acque i grossi cetacei si disorientino e finiscano spiaggiate. Lo scorso anno qui sono morte in questo modo oltre trenta balene! Purtroppo non è ancora del tutto chiaro come mai, in certi luoghi, i radar così sofisticati dei mammiferi più grandi del mondo si inceppino.

moko22.jpg

moko3.jpg

Qualche giorno fa la storia si è ripetuta per l’ennesima volta. Due capodogli, una madre di 3 metri di lunghezza e il suo piccolo di corca un metro, si sono arenati sul basso fondale. A niente sono serviti i continui sforzi del gruppo di ricercatori guidati da Malcolm Smith, responsabile del Conservation Department della neozelandese, il quale ha provato a spingere ed attirare a largo i due cetacei. Proprio quando stavano perdendo le speranze, è arrivata Moko, che ha iniziato ad emettere i suoi strani versi, simili ad una allegra risata, rivolti ai due capodogli. Si è instaurata una vera e propria conversazione tra le due specie, tanto che, poco dopo, i due animali in difficoltà sono riusciti a ritrovare la giusta strada per riprendere il largo. E Moko, poi, li ha seguiti.
Lo stesso Malcom Smith, che ha assistito alla scena, ha detto che è stato un evento incredibile e straordinario. I delfini sono così intelligenti che riescono a prendersi cura anche di animali che non appartengono alla loro specie!


Ecco il video dell’intervista ai bagnanti e a Macom Smith.

Moko, che era già una celebrità presso la spiaggia di Mahia, ora è diventata anche un eroe. Chissà se in futuro riuscirà ad evitare che altre balene si spiaggino.

Tags: , , , , , , ,

Posted by: Angela | Marzo 12, 2008

L’isteria del Monte Bianco

Con i suoi 4810 metri è la vetta più alta di tutta l’Europa, da sempre montagna che ha affascinato e allo stesso tempo spaventato gli uomini nel corso dei secoli. La prima ascesa al Monte Bianco risale al 1786, ad opera del francese Jaques Balmat; prima di allora alle persone non interessava raggiungere le sommità delle montagne, perché erano viste e rappresentate tutte uguali: troppe alte, inaccessibili, ripide e impervie, nonché fonti di incidenti. Si può dire che da quella data è nato un nuovo sport, l’alpinismo, e così il Monte Bianco è stato costantemente “assalito” da numerosi avventurieri che volevano fronteggiarsi col “gigante sempre innevato”.
Ebbene si, allora le cime erano costantemente imbiancate e i ghiacciai ricchi di coltri di nevi perenni molto spesse.

monte_bianco_dal_psb_exp.jpg

Oggi il Monte Bianco è molto studiato e sottoposto a continui monitoraggi, soprattutto per quanto riguarda il tasso di scioglimento delle nevi e il loro spessore. Sappiamo che il clima degli ultimi anni è diventanto notevolmente più caldo, determinando, così, una più rapida fusione dei ghiacciai.
Ma sul “gigante bianco” (che purtroppo non è più così bianco) è stato notato un fenomeno bizzarro: nello scorso mese di febbraio, quindi in pieno inverno, sono state registrate delle temperature di ben 8°C ad oltre 3500 m di quota. Invece, ad oggi, con l’incalzare della primavera, le temperature sono arrivare anche a 23 gradi sotto lo 0! Questi forti sbalzi termici costituiscono un danno ulteriore, perché costringono le nevi a sciogliersi molto più rapidamente. Ma non è finita qui, perchè, come hanno messo in evidenza i dati rilevati dalla stazione meteorologica “Aws-Gigante-Osram” posta sul Monte Bianco, gestita dall’Università di Milano, il trend negativo avviene solo per le nevi al di sotto dei 4000 m; invece, al di sopra di questa quota, sembra i ghiacciai siano “cresciuti” di ben due metri di spessore negli ultimi due anni.
Dagli esperti questo comportamento è stato definito “isterico”, perché il “clima impazzito” non consente di trovare alla montagna un suo equilibrio.
Guglielmina Diolaiuti, responsabile della stazione metorologica sul Monte Bianco, ha evidenziato come quest’anno ben il 31% dell’energia solare sia stata assorbita dai ghiacciai, e una cifra del genere è solitamente riscontrata nelle stagioni aride, non in pieno inverno! Inoltre, questi ghiacci sono scuri, perchè vecchi e poco rinnovati, quindi hanno una capacità maggiore di catturare i raggi solari, favorendone la fusione, anziché rifletterli indietro. Se tutto questo avviene durante quella che ancora chiamiamo stagione fredda, cosa dovremmo aspettarci che accada durante l’estate?
Il glaciologo Claudio Smiraglia, docente della medesima Università di Milano, spiega che il comportamento anomano delle nevi al di sopra e al di sotto dei 4000 m di quota è dovuto alle perturbazioni di tipo oceanico, che negli ultimi anni sono state più intense, e che hanno portato precipitazioni abbondanti solo ad alte latitudini. Ecco il perché del trend positivo di alta quota. Per le nevi più basse, continua Smiraglia, c’è ancora una speranza, in quanto il ritiro delle nevi porta alla formazione di materiale detritico, il quale, se ricopre le coltri bianche per almeno trenta centimetri, riesce a proteggerle dalla fusione, riducendo questo processo del ben 70%.

32304652.jpg

Dunque, anche il Monte Bianco soffre dei sintomi del global change e le strade per proteggerlo sono due: la prima è che un problema globale non può essere che, se non risolto, almeno ridotto attraverso pratiche globali, vale a dire la riduzione delle emissioni dei gas serra. La seconda è solo una via sperimentale, già approcciata sul ghiacciaio del Dosdé a 2.740 metri di quota. Tale ghiacciaio, essendo la fonte principale per la produzione dell’acqua Levissima, è costantemente monitorato, ed è risultato uno scioglimento ancora più repentino di quello del Monte Bianco nell’ultimo anno. Così, si è pensati di proteggerlo con teli, al fine di ridurre la fusione. Potrebbe funzionare anche per il “gigante bianco”? Sicuramente riempirlo di pezze gli farebbe perdere il suo fascino immutabile.

cbdf8a9fde63d94d1d2dd9d020a908b8.jpeg

mont_blanc_003.jpg

Tags: , , , , , , ,

Posted by: Angela | Marzo 3, 2008

Prima causa intentata per “global warming”

In un piccolo paesino di meno di quattrocento anime, Kivalina, nel nord dell’Alaska, da qualche anno la situazione ambientale sta cambiando drasticamente. Le poche case si trovano tra ghiaccio e terra, la principale attività degli uomini qui è la pesca e di solito la vita si svolge tranquilla. Ma da quando i ghiaccio hanno preso a fondersi rapidamente, la baia non è più protetta dalle gelide tempeste, che negli ultimi tempi hanno causato distruzioni e notevoli disagi alla popolazione. Prima il ghiaccio continentale iniziava a formarsi da ottobre, creando una coltre spessa e sicura, dalla quale era possibile anche imbarcarsi per il mare aperto. Oggi, invece, a metà dicembre la baia è ancora a pieno affacciata sul mare.

kivalinafull.jpg frt5145.png

Senza i ghiacci, senza la neve, questa gente, appartenente al popolo degli Inuit, una delle più antiche culture nordiche ancora resistenti al dominio degli “uomini occidentali”, non può vivere nelle proprie case ed è costretta a trasferirsi in luoghi che non gli appartengono. Le loro vite dipendono così fortemente dalle condizioni ambientali, tanto che le trecentonovanta persone residenti a Kivalina, tutte concordi, hanno deciso di intentare una causa contro le principali compagnie petrolifere (vale a dire Exxon, Shell e BP), i cui giacimenti si trovano in Alaska, e numerose società che gestiscono la distribuzione di elettricità.
Si tratta del primo caso in assoluto in cui l’accusa è quella di “global warming”. I legali della piccola comunità vogliono denunciare le compagnie petrolifere davanti alla Corte Federale, perché le loro attività incidono fortemente sul clima, dunque provocano conseguenze dirette sulla stabilità e vivibilità nel villaggio. Quest’ultimo, infatti, senza i ghiacci che lo circondano, sta diventando sempre più un’isola abbandonata all’oceano.
Ci si chiede: i residenti di Kivalina potranno mai ricevere la modica cifra di quattrocento mila dollari (e sottolineo modica, vista la “portata” degli accusati) come risarcimento ai danni subiti, nonostante un reato del genere non sia contemplato dalla Costituzione americana? Ma soprattutto, come si fa a dimostrare in maniera univoca che la Shell e le altre fanno sciogliere i ghiacci? Purtroppo, attualmente il livello di incertezza sulle responsabilità dei cambiamenti climatici a livello globale è molto elevato. Non siamo in grado di stabilire un modello di azione per arrestare questo fenomeno, che sembra davvero sfuggirci dalle mani; figuriamoci se possiamo dare la colpa a qualcuno in particolare.
E intanto gli Inuit dell’Alaska continuano a soffrire. Forse la colpa è un po’ di tutti noi.

holman-inuit-girl-a.jpg

Tags: , , , , ,

Posted by: Angela | Febbraio 22, 2008

Foto spettacolari

Semplicemente fantastici. Scatti di professionisti che si mescolano nella natura, per catturare istanti, fermarli nel tempo e rendere gli altri partecipi di emozioni indescrivibili.
Nel sito del Best’s Nature Photography ci sono delle immagini che fanno sognare, e che forse anche per questo sono state premiate dal Wildland Smith Rice, International Awards, un concorso internazionale per le istantanee più belle e particolari delle spettacolarità uniche che ci sono sul nostro altrettanto unico pianeta.
Numerose sono le categorie all’interno del concorso ed è un sito assolutamente consigliato per chi ama stupirsi anche delle più piccole e semplici espressioni che la natura ci offre.

paradiso.jpg zebre.jpg

Tags: , , , , , ,

Older Posts »

Categories